29 novembre 2016

I misteriosi oggetti fusi nella Basilica di San Pietro (prima parte)

Il Baldacchino della Basilica di S.Pietro
Il Baldacchino della Basilica di S.Pietro

Eccoci ancora dentro la Basilica di san Pietro, proseguendo idealmente la narrazione della storia della collaborazione, che si trasformò sempre più in un contrasto, fra i due più grandi artisti del Barocco: Bernini e Borromini (le puntate precedenti, per chi se l'è perse, sono: "I cherubini di Francesco Borromini" e "Il mistero del Baldacchino della Basilica di san Pietro").

La storia della costruzione del Baldacchino della Basilica di San Pietro è davvero complessa e interessantissima, ma  studiarla è davvero un pozzo senza fondo, per cui qui dovrò fare un grande sforzo di sintesi delle informazioni raccolte. Seguitemi però, ne varrà la pena.

La lucertola che guarda il sole (NW, lato nord)
La lucertola che guarda il sole (NW, lato nord)
Eravamo rimasti al mistero del "parto", nelle basi in marmo del Baldacchino. Già allora vi avevo anticipato del possibile "zampino" di Borromini su questi enigmatici fregi. Ma questi furono messi alla fine del lavoro. Facciamo un passo indietro.

Siamo nel 1624, il vecchio Maderno è ancora vivo, dirige la Fabbrica di S.Pietro e ha già chiamato a sè il giovane Francesco Borromini come protetto. Il papa Urbano VIII assegna a quello che veniva considerato il "nuovo Michelangelo" della scultura, il grande Gian Lorenzo Bernini, il progetto per la costruzione del Baldacchino. Bernini per tale compito, assolutamente innovativo e straordinario, chiama a sè molti collaboratori, non solo scultori e fonditori, come si potrebbe pensare, ma anche esperti di statica e di architettura (tra cui il giovane Borromini: siamo agli inizi, i due collaboravano!). Perchè Gian Lorenzo chiama degli architetti?

La lucertola con lo scorpione (NE, lato ovest)
La lucertola con lo scorpione (NE, lato ovest)
Perché, sebbene il baldacchino oggi ci appaia come una scultura di aspetto slanciato (vedi foto), isolato dal suo contesto esso è un'opera colossale e architettonica: è alto come un palazzo di 10 piani, e già solo le colonne bronzee hanno un peso di 36 tonnellate! Proprio in previsione dell'incredibile peso, l'inizio dei lavori sarà costituito da lunghe ispezioni sotterranee e da lavori di consolidamento del pavimento (lavori che comportarono anche numerosi ritrovamenti archeologici di grande interesse, con varie conseguenze...ma non usciamo fuori tema...).

La lucertola e i medaglioni (NW, lato ovest)

Nell'arco di 5 anni, 1624-1629, Bernini, con la sua squadra di artisti e fonditori, progetta e realizza le 4 colonne del baldacchino...ma in questa realizzazione troviamo delle curiosità notevoli e che pochi conoscono.
Dovete sapere infatti che le colonne del baldacchino sono incredibilmente piene di motivi decorativi, anche piccolissimi, ottenuti attraverso la tecnica cosiddetta di "fusione a cera persa" del bronzo di cui sono costituiti. In ragione della grande mole e densità di dettagli, tali piccolissimi particolari sfuggono pressocchè a tutti gli osservatori. Ragion per cui, se gli autori avessero voluto lasciare qualcosa come un messaggio simbolico o religioso, una firma, un ricordo, questo poteva essere facilmente occultato attraverso questi piccoli dettagli e noto eventualmente solo a spiriti eletti, ad eruditi o a...gente curiosa come noi!

Il rosario (SW, lato ovest)
Ecco cosa "Roma Leggendaria" ha fotografato per voi sulle colonne del Baldacchino. Si trovano tutte nei basamenti bronzei, quasi tutte dal lato occidentale (cioè nascoste rispetto all'ingresso della basilica), e sono tutti oggetti metallici, cioè fusi in solido nel bronzo. Notate che, per dove si trovano, con divieto assoluto di accesso all'altare, sono praticamente impossibili da fotografare con un dettaglio superiore a quanto sono riuscito a fare io...a meno che non diate la vostra macchina fotografica al Papa, ovviamente!

Confronto progressivo del medaglione del rosario
La prima cosa che vi mostro, forse la più nota in letteratura, è la lucertola, a grandezza naturale. La lucertola, essendo in grado di cambiare pelle e far ricrescere la coda, per quanto ne so dovrebbe essere il simbolo religioso della resurrezione. Ne ho trovate 3, ma forse ce n'è una quarta che ancora non ho individuato.
La prima lucertola è nella colonna nord-ovest, lato nord (vedi foto): si dice che questa lucertola sia stata 'imbronzata' da viva, e posta con lo sguardo verso il sole, per simboleggiare la contemplazione del divino.
Il medaglione singolo (SW, lato nord)
La seconda lucertola è nella colonna nord-est, lato ovest (vedi foto). Questa ha un dettaglio curiosissimo: ha in bocca uno scorpione, citato nell'Apocalisse come simbolo del male.
La terza lucertola è ancora nella colonna nord-ovest, ma dal lato ovest (vedi foto). In questa foto troviamo anche un'altro oggetto, un laccio con due medaglioni attaccati. Si capisce solo che il primo medaglione è un viso di profilo (potrebbe essere il profilo del papa Urbano VIII, ma è difficile dirlo).
So che c'è scolpita una mosca nella colonna sud-est, lato ovest, ma non sono riuscito a fotografarla.
Altro oggetto: un rosario, nella colonna sud-ovest, lato ovest (vedi foto). E' costituito da un crocifisso, da un lato, da un medaglione e due medagliette dall'altro lato. Io sono abbastanza convinto che il medaglione raffiguri san Pietro e san Paolo davanti la porta santa del giubileo del 1625 (vedi foto-confronto, ringrazio "lamoneta.it" per la consulenza tecnica).
Ultimo oggetto, nella colonna sud-ovest, lato nord: un laccio con un medaglione singolo, con un altro viso di profilo (forse il papa? vedi foto).

La copertura inizialmente progettata
La copertura inizialmente progettata
Proseguendo il nostro racconto, siamo nel 1629, e le colonne tortili sono quindi state realizzate tutte e 4. Però manca la soluzione per la parte alta del baldacchino: Bernini pensava di collocare la statua di un Cristo, sempre in bronzo, ma essa sarebbe risultata pesantissima, e la copertura progettata non avrebbe retto (vedi disegno). Si pensava ancora a tale problema quando, in quello stesso anno, muore Maderno e Bernini si ritrova sovraccarico di lavoro: il papa lo incarica di dirigere non solo il cantiere del Baldacchino, ma l'intera fabbrica di S.Pietro e anche il suo palazzo di famiglia (palazzo Barberini)! Il completamento del baldacchino viene così rimandato, e così queste 4 gigantesche colonne tortili, con i loro simboli nascosti, rimangono in attesa...e anche voi, per la prossima puntata: il prossimo post!

Il Baldacchino della Basilica di San Pietro è qui.

11 ottobre 2016

Il pallone di Napoleone

La "tomba di Nerone" su via Cassia
La "tomba di Nerone" su via Cassia
Oggi ci troviamo sotto la cosiddetta "Tomba di Nerone" (vedi foto), sul limitare di via Cassia e della riserva naturale dell'Insugherata. Questo monumento sepolcrale, che ha dato il nome a questa zona di Roma e a questa parte dell'agro romano, in realtà non è quello che dice di essere: la denominazione "tomba di Nerone" ha origine nel Medioevo, e oggi si ha l'assoluta certezza che il sepolcro è del III sec.d.C ed è dedicato al procuratore romano Publio Vibio Mariano.

In duemila anni di storia chissà quante cose questo monumento avrebbe da raccontarci se potesse parlare, ma una cosa non molto nota e forse la più curiosa di tutte, ha per protagonista nientemeno che Napoleone Bonaparte...Napoleone? Ma che c'entra Napoleone con questa tomba?!? Napoleone non è mai stato nemmeno a Roma!
Seguitemi nel racconto e capirete.

L'incoronazione di Giuseppina
L'incoronazione di Giuseppina
I libri di storia ci raccontano che Napoleone si incoronò da sè imperatore il 2 dicembre 1804 a Parigi nella cattedrale di Notre Dame, incoronando poi la moglie Giuseppina (vedi dipinto, J.L.David, 1807, Louvre).
Tra i molti invitati c'era anche il "nostro" papa Pio VII, che ovviamente non poteva mancare, sia per celebrare il matrimonio religioso fra i due, ma anche e sopratutto per questioni diplomatiche. Non fece un viaggetto da poco: il viaggio da Roma a Parigi, usufruendo anche dei mezzi di trasporto migliori di cui si poteva disporre a quei tempi, durava comunque quasi un mese!

Il pallone aerostatico
Il pallone aerostatico
I festeggiamenti per l'incoronazione furono organizzati con la precisione e il fasto che si addicevano a un evento considerato quasi 'sacro' per i francesi, e manifestazioni, concerti e ricevimenti sfarzosi dedicati ai nuovi regnanti si susseguirono a Parigi per parecchie settimane. Durante uno di questi festeggiamenti, organizzato il 16 Dicembre, alla sera, fra i razzi multicolori e l'applauso e l'incredulità di una folla festante, un enorme pallone aerostatico (vedi disegno), con bandiere e tremila lampioncini accesi, si elevò portando con sè in aria i simboli di una grande corona e di un'aquila scolpita, che quindi risultarono illuminate nel cielo serale! Potete immaginare l'effetto fantastico e lo stupore che tale spettacolo doveva suscitare fra gli astanti: i fratelli Montgolfier avevano inventato la mongolfiera da pochissimi anni, questi mezzi erano ancora pressocchè sconosciuti e usati solo da pochissimi ardimentosi al mondo, e prima di questi nulla di volante costruito dall'uomo praticamente si era ancora visto librare nel cielo!

L'inventore francese Garnerin, che aveva progettato questo prototipo di mongolfiera e che l'aveva già sperimentata in altre occasioni, vi lasciò fra le altre cose un biglietto all'interno, che diceva pressappoco così:
"Questo pallone si è alzato da Parigi la sera del 16 dicembre per opera di Garnerin, ordinario del governo francese, per i festeggiamenti di Sua Maestà Napoleone. Quelli che troveranno questo pallone mi informino del luogo dove è caduto e ne abbiano ogni cura". 
Garnerin chiaramente si immaginava, sulla base della sua esperienza, che il pallone sarebbe ricaduto comunque nei dintorni di Parigi. Invece...un vento teso lo fece sparire presto alla vista... Dove finì il pallone???

Incredibile a dirsi, ma il pallone fece un'impresa che entra di fatto nella storia dell'aeronautica, un'impresa che solo in tempi recenti sono riusciti a replicare con oggetti di questo tipo: l'aerostato si alzò oltre le Alpi e le attraversò! Non solo: discese per tutta l'Italia...cominciando piano piano a calare fino a incastrarsi...indovinate un pò...sulla nostra "Tomba di Nerone" qui a Roma! Le cronache del tempo raccontano che poi un colpo di vento ruppe parte della corona, parte della decorazione e l'aquila caddero a terra e il pallone, divenuto così più leggero, si rialzò nuovamente in volo, fino a cadere, fra lo stupore di chi lo vide arrivare (come un UFO diremmo oggi!), sul lago di Bracciano, nella sera del 17 dicembre, dopo appena 22 ore di volo. Il mattino dopo fu quindi recuperato lo strano oggetto, ormai sgonfio, e la lettera che conteneva. Coloro che la lessero stentarono a credere a ciò che vi era scritto; se il viaggio era stato strabiliante, le date erano assolutamente impossibili per quei tempi: come mai poteva quell'oggetto aver percorso una così grande distanza in un solo giorno?

L'antico aerostato
L'antico aerostato
Si dice che Napoleone, quando fu informato del viaggio del pallone e della rottura della corona presso la tomba di Nerone, ne rimase molto impressionato, interpretando la vicenda come un presagio nefasto: l'imperatore Nerone effettivamente, dal potere più assoluto, perse tutto e finì male i suoi giorni... Per questo motivo superstizioso si racconta che, nonostante gli si suggerisse l'uso strategico di questi nuovi mezzi volanti nelle operazioni militari, da quel momento Napoleone ne ripudiò ogni uso. E chissà come sarebbe andata la storia senza l'"intervento" della nostra tomba di Nerone!

Ehi! E il pallone aerostatico che fine fece? Dopo essere stato a lungo conservato nei depositi vaticani, ora è possibile vedere ciò che ne resta nel museo aeronautico di Vigna di Valle, tra Anguillara Sabazia e Bracciano (vedi foto): è ridotto un pò male, ma è senza dubbio il più antico reperto aeronautico esistente al mondo.

La Tomba di Nerone è qui.

22 settembre 2016

La mappa di Nolli

L'inclinazione di via Calatafimi
Guardiamo un tracciato stradale di Roma, ad esempio la zona di via Calatafimi, nel tratto vicino via Montebello (vedi foto mappa).
Questa zona, il cui sviluppo urbanistico è relativamente recente, ha quasi ovunque strade parallele e ortogonali fra loro, eppure improvvisamente troviamo questi due palazzi "tagliati" in diagonale! Perchè?
Questa, ed infinite altre risposte su Roma, le troveremo alla fine di questo post...ma bando alle chiacchere e facciamo il nostro solito passo indietro!

Siamo nel pieno del 1700, ma all'importanza geografica, militare ed al notevole sviluppo artistico ed urbanistico di Roma ancora non fa riscontro la presenza di una mappa della città reale, dettagliata e redatta in italiano. Di questa grave carenza se ne accorge Giovanni Battista Nolli, uno dei più grandi geometri del suo tempo, il quale si fa carico, dal 1736, di redigere una mappa nuova, completa ed incredibilmente precisa.

Vorrei far notare che a quell'epoca non erano disponibili molti degli strumenti tecnici per i rilievi di precisione che abbiamo oggi, come pure erano ovviamente assenti immagini di Roma riprese dall'alto! Il lavoro di Nolli e della sua ristretta equipe di collaboratori si presenta quindi come un lavoro complesso tecnicamente e veramente titanico per dimensione dell'area da sottoporre a misura. Inoltre esistevano a Roma anche altri impedimenti di natura più "pratica": dopo i primi mesi, il lavoro infatti può proseguire grazie all'ottenimento di un "lasciapassare" cardinalizio, tale da consentire al cartografo di potersi muovere dentro la città senza impedimenti (ad esempio per entrare anche nei conventi di clausura).

La "Nuova Pianta di Roma" di G. Nolli (1748)
L'immane lavoro di Nolli dura alcuni anni ed il risultato, presentato nel 1748, lo consegna alla storia: la "Nuova Pianta di Roma", costituita fra l'altro da 12 dettagliatissime tavole e da una legenda, "fotografano" tutta la città perfettamente come appariva a quel tempo all'interno delle mura aureliane, con i suoi rioni ma anche con le strade, le antiche rovine e le divisioni delle varie proprietà. Inutile dirvi quanto sia stata, ed è ancora oggi, di grandissima utilità questa mappa, per i cartografi, gli archeologi, gli storici, gli studiosi di urbanistica...e i cacciatori di curiosità come noi!
La qualità dell'opera di Nolli, nel suo settore e per quell'epoca, è qualcosa che ha pochi rivali al mondo, ed ha infatti rappresentato, per molte decadi, lo 'standard' qualitativo nelle topografie.

L'idea che ho avuto io è stata quella di "riproiettare" la mappa antica sui sistemi di coordinate attuali, riadattando per gli antichi fogli quelle procedure che conosco per mestiere e che sono tipiche nelle elaborazioni moderne delle immagini satellitari. Attraverso questo lavoro ho reso possibile una cosa molto importante: la sovrapposizione della mappa di Nolli con le mappe attuali, come quelle di Google Maps o di OpenStreetMap! Attraverso un insieme di controlli, sul pc, è ora possibile muoversi nella mappa in modo interattivo, zoomare, gestire la trasparenza della mappa antica sopra le mappe moderne, il tutto visualizzando la legenda originale. Un risultato simile era stato già realizzato dall'università dell'Oregon, anche se con diverse tecnologie informatiche. La mia realizzazione della mappa di Nolli interattiva è cortesemente ospitata da B-Open Solutions.

Infinite sono le risposte che emergono dall'analisi della mappa interattiva: ad esempio comprendere cosa è rimasto esattamente uguale al 1748, oppure comprendere la collocazione precisa di un'infinità di cose che non ci sono più, come ad esempio gli antichi porti sul Tevere. Tra le mille applicazioni interessanti, ho trovato anche divertente comprendere l'orientamento "stravagante" di alcuni palazzi tuttora esistenti, come quelli che ho citato di via Calatafimi, che non seguono nel loro profilo il tracciato delle strade attuali ma che invece risultano perfettamente coerenti rispetto alle strade antiche!

Oggi, più di ieri, posso dire che Nolli è stato incredibilmente preciso...ma spetta a voi il giudizio finale.

La mappa interattiva di Nolli è qui.

P.S: Sono molto fiero di aver avuto questa idea, e di renderla fruibile a tutti gratuitamente. Ringrazio i miei colleghi della B-Open Solutions di Roma per il supporto e la competenza tecnica.

30 marzo 2016

Il sacro giardino di Livia

Augusto e Livia (gemma dorata del I sec.)
Augusto e Livia (gemma dorata del I sec.)
Il post di oggi ci porterà a conoscere un altro piccolo "tassello" dei segreti e delle antiche leggende di Roma, portandoci dentro una stanza molto molto particolare all'interno del Museo Nazionale Romano al Palazzo Massimo alle Terme (che si trova praticamente alla Stazione Termini). Lo so, di solito non entriamo nei musei, ma il biglietto costa davvero poco e ci sono molte cose davvero uniche e bellissime all'interno...oltre che la curiosità di oggi, ovviamente!

La protagonista del nostro post è Livia Drusilla, la moglie del famoso imperatore Ottaviano Augusto (vedi foto del medaglione, Vienna, Kunsthistorisches Museum).

Anche qui, come già in passato, la nostra storia comincia con una leggenda che ci racconta Plinio il Vecchio nella sua "Naturalis Historia". In questo enorme trattato di 2000 anni fa e che oggi potremmo definire come una sorta di enciclopedia botanica, Plinio ad un certo punto comincia a parlarci della pianta dell'alloro. Il punto che ci interessa, tradotto dal latino, dice più o meno così:

"[...] Anche sul divino imperatore Augusto ci sono eventi degni di nota. Un'aquila fece cadere dall'alto, ma senza ferirla, una bianchissima gallina in grembo a Livia Drusilla, promessa sposa di Augusto, che fu quindi testimone di tale prodigio. Poiché tale gallina teneva nel becco un ramo di alloro carico di bacche, gli indovini ordinarono di custodire come sacri il volatile e la sua discendenza, e di piantare quei semi. Questo fu fatto nella villa dei Cesari sul fiume Tevere posta vicino al nono miglio delle via Flaminia, che per questo motivo è detta "ad Gallinas", e miracolosamente da quelle bacche sorse una selva. Quando poi Cesare trionfò, tenne in mano questo alloro e portò una corona di alloro sul capo, e dopo di lui fecero così tutti gli imperatori. E fu tramandato l'uso per tutti i Cesari di piantare i rami che avevano tenuto, ed esistono piante designate con i loro nomi [...]".

Augusto loricato (Musei Vaticani)
Augusto loricato (Musei Vaticani)
Questo racconto potremmo considerarlo alquanto bislacco, e potrebbe farci anche sorridere: una gallina bianca che precipita dal cielo in braccio ad una ragazza!
Eppure questa leggenda ha avuto per la nostra cultura grandi conseguenze.
Bisogna sapere che gli antichi romani davano grandissimo peso al volo degli uccelli in quanto dalla stessa fondazione di Roma esso era reputato come mezzo per interpretare il volere degli dei, quindi è ovvio che questo evento così strano, che per giunta aveva coinvolto la promessa sposa di Ottaviano Augusto, rappresentava qualcosa da prendere in serissima considerazione.

Plinio inoltre ci dice che i figli di questa gallina bianca sarebbero sempre stati considerati sacri, quindi non sarebbero mai stati uccisi...questo non ci ricorda qualcosa? Ancora oggi si dice "essere figlio della gallina bianca", o "essere figlio dell'oca bianca" per dire che si è dei privilegiati...deriva da questa leggenda! Ma non solo: la tradizione di mettersi le foglie di "lauro" sulla testa, per gli imperatori allora, ma anche per i laureati oggi, e la stessa parola "laurea", derivano proprio da queste piante sacre seminate da Livia e cresciute "in modo miracoloso" presso la villa chiamata, per questo motivo, "ad Gallinas" (cioè "presso le galline").

La villa di Livia "ad Gallinas", a Prima Porta
La villa di Livia "ad Gallinas", a Prima Porta
C'è altro da dire su questo? Sì, c'è ancora molto. Ulteriore suggestione ne aggiunge Plinio e anche altri autori latini, dicendo tra l'altro che le piante di alloro da cui gli imperatori sceglievano le foglie ed i rami, ne seguivano incredibilmente il destino, poichè quando un imperatore moriva, anche la relativa pianta appassiva spontaneamente. Tutte queste curiosità dovevano far suscitare per questo giardino, oltre che un generale rispetto, anche una profonda idea di sacralità e magia.

Naturale conseguenza di questo che vi ho descritto è che, nell'arco di vari secoli, gli archeologi, ma anche i provetti "Indiana Jones" di ogni epoca, si interrogarono parecchio su questo scritto di Plinio, per capire se esisteva ancora e dove si poteva trovare questa villa di Livia "ad Gallinas", con il suo miracoloso giardino.

Affreschi del giardino
Affreschi del giardino
Le ricerche terminarono nel 1863, anno in cui fu rinvenuta, fra delle imponenti rovine di una villa romana, proprio sulla via Flaminia e nei pressi del Tevere (all'altezza di Prima Porta), una grandiosa statua di Augusto (vedi foto, Augusto loricato)... Plinio aveva indicato chiaramente dove cercare! Gli archeologi, scavando, portarono alla luce un grande sito archeologico, che è stato recentemente restaurato e che è da poco possibile visitare (gratuitamente), e che rappresenta le rovine dell'antica Villa di Livia "ad Gallinas" (vedi foto).
I ricercatori trovarono una grande terrazza porticata ad U che probabilmente delimitava il sacro giardino di Livia citato da Plinio...di cui ovviamente dopo due millenni nulla è rimasto...o no?!?

Ebbene, sembra quasi che Livia e Ottaviano, consapevoli che il giardino non sarebbe potuto giungere intatto fino a noi, avessero escogitato comunque un modo per farcelo apprezzare... Poco dopo la bellissima statua di Augusto gli archeologi fecero infatti una scoperta straordinaria: presso il giardino, dentro una stanza seminterrata e quindi per questo protetta per duemila anni dalle ingiurie del tempo e degli uomini, trovarono un affresco eccezionalmente conservato ed assolutamente "sui generis". Su tutte e quattro le pareti vi è rappresentato un fantastico giardino, ricchissimo di piante e di uccelli a grandezza naturale.

Affreschi del giardino
Affreschi del giardino
E' una sorta di Eden perduto, con colori e dettagli straordinari, superiori persino agli affreschi rinvenuti a Pompei, e che dà davvero l'illusione di trovarsi immersi in un luogo incantato, fuori dal tempo e dallo spazio. Persino il vento, nel cielo turchino che fa da sfondo, sembra tangibile e sposta le cime delle piante.

Non si sa chi possa mai aver dipinto qualcosa di così superbo, ma nel 1951, al fine di tutelare queste pitture così delicate e uniche, si asportarono dalla loro sede originale e si trasportarono in un ambiente protetto all'interno del Museo Nazionale Romano.

Affreschi del giardino
Affreschi del giardino
Qui, con un'operazione di cui essere davvero orgogliosi, hanno ricostruito nelle esatte misure la stanza della villa, riattaccando poi alle pareti gli affreschi autentici, che quindi posso essere ammirati esattamente come nel luogo in cui erano originariamente collocati.

Attraverso i sorprendenti dettagli della pittura sono stati riconosciute con precisione nientemeno che 69 diverse specie di uccelli e 23 specie botaniche!
E naturalmente, fra quelle piante, più volte ne troviamo una che ora sappiamo avere lì un significato speciale....l'alloro!

Il Museo Nazionale Romano è qui.

6 marzo 2016

Illusioni prospettiche a Trinità dei Monti

Il convento di Trinità dei Monti
Il convento di Trinità dei Monti
Nella grande maggioranza dei post di Roma Leggendaria ho voluto descrivere luoghi accessibili facilmente e in modo pressocchè gratuito. Questa impostazione cercherò di mantenerla, ma vorrei informare i miei lettori che non tutti i tesori di Roma sono visitabili in questo modo, anzi è giusto dire che un vero e proprio universo fantastico è nascosto in luoghi normalmente chiusi al pubblico!

Tuttavia, in particolari giorni dell'anno, o attraverso permessi speciali ottenuti dalle varie associazioni culturali che organizzano periodicamente visite guidate, è possibile accedere anche a questi posti segreti di Roma...e con internet è facile informarsi.
Quello che oggi vi descrivo brevemente vuole essere quindi solo un esempio di questo mondo segreto e suggestivo che vive "dietro le quinte" della nostra città.

L'astrolabio catottrico
L'astrolabio catottrico
La meta di oggi è il convento di Trinità dei Monti, ufficialmente di proprietà francese e servito dalla oramai quasi estinta Confraternita dei Monaci di Gerusalemme, la stessa comunità che si trova in Francia nella famosa abbazia di Mont Saint-Michel (anche lì sono rimasti in pochissimi...). Il convento sorge alla sommità della famosa scalinata di piazza di Spagna, dietro l'obelisco e a fianco della chiesa (vedi foto); forse qualche distinta signora tra i nostri lettori conoscerà bene il convento che, già dal 1800 è stata anche sede di un prestigioso collegio per educande (e l'attività didattica continua ancora oggi).

Il convento fu fondato dai sovrani francesi all'inizio del 1500 su espresso desiderio del famoso santo Francesco di Paola, a cui i regnanti erano molto devoti. Proprio per questo motivo sono numerose le tracce artistiche legate a questi "committenti", come nel chiostro, che presenta sia un ciclo di affreschi sui miracoli del santo calabrese, sia la serie dei ritratti di tutti i sovrani francesi.

L'affresco di S.Francesco di Paola (visione frontale)
L'affresco di S.Francesco di Paola (visione frontale)
Ma le cose credo più interessanti, e più legate agli argomenti "romaleggendareschi" a cui voi siete oramai abituati, sono legate al fatto che il convento ha rivolto, sin dalle sue origini, una particolare predilezione per gli studi ad indirizzo scientifico, come la medicina, l'astronomia e la prospettiva. E' infatti grazie a questo che troviamo qui degli ambienti veramente notevoli e, credo, unici al mondo nel loro genere. Ma andiamo con ordine.

L'affresco di S.Francesco di Paola (visione laterale)
L'affresco di S.Francesco di Paola (visione laterale)
Il primo luogo straordinario è l'"astrolabio" del 1600 (vedi foto): un'incredibile galleria affrescata con decine di simboli zodiacali e linee che si diramano da uno specchio presente su una finestra. Certo, di meridiane ne esistono parecchie, anche a Roma, ma qui non ne osservate una, qui ci siete proprio dentro! L'intero ambiente dell'astrolabio infatti rappresenta in sè un'enorme meridiana a riflessione, in cui, attraverso calcoli complessi e seguendo la proiezione della luce riflessa del sole sulle pareti, oltre l'orario esatto, è possibile determinare varie situazioni astronomiche...un ambiente insomma davvero interessante...da visitare rigorosamente in una giornata non nuvolosa!

L'anamorfosi di S.Giovanni (visione frontale)
L'anamorfosi di S.Giovanni (visione frontale)
Il secondo ambiente vi lascerà ancora di più a bocca aperta: è l'affresco lungo circa 6 metri su uno dei corridoi vicini all'astrolabio (vedi foto frontale e di profilo), che è dello stesso periodo, che è detto "anamorfico". Cosa ha di particolare questo affresco? Beh, stando frontali rispetto al corridoio si osserva un paesaggio evocativo dello stretto di Messina, dove san Francesco operò il miracolo del camminamento sulle acque; stando di profilo rispetto al corridoio invece, lo stesso affresco sfrutta le leggi della prospettiva per far scomparire il paesaggio e far apparire il santo in preghiera sotto un albero! L'effetto è assolutamente incredibile...

L'anamorfosi di S.Giovanni (visione laterale)
L'anamorfosi di S.Giovanni (visione laterale)
Il convento, poco lontano dal primo corridoio, contiene un ulteriore affresco anamorfico, purtroppo molto più rovinato del precedente, che rappresenta San Giovanni (vedi foto, frontale e di profilo). Stavolta la visione frontale non è più interpretabile, ma la visione prospettica laterale "comprime" sufficientemente le parti rovinate del dipinto in modo da consentirci ancora di riconoscere la figura di San Giovanni che scrive sotto un albero...

Parte del refettorio di Andrea Pozzo
Parte del refettorio di Andrea Pozzo
Potremmo dire di essere già abbastanza "sazi" di curiosità per questo luogo, e invece manca ancora qualcosa di incredibile: il refettorio del convento, dove troviamo gli affreschi eseguiti da una nostra vecchia conoscenza, il caro confratello gesuita, Andrea Pozzo...ve lo ricordate? Quello delle illusioni della chiesa di Sant'Ignazio. E cosa ha preparato per noi stavolta il geniale artista barocco? Beh...il refettorio è un ambiente con una volta a botte con lunette, con colonne, architravi, fregi, costolonature...o no?!? ...

Le false prospettive del refettorio
Le false prospettive del refettorio
No!!! ...nemmeno le lunette esistono, è tutto straordinariamente rappresentato attraverso illusioni prospettiche, e solo i personaggi immaginari che vi sono "appesi" dentro, per quanto ben realizzati, ci consentono di comprendere l'inganno!

Usciamo fuori dal convento un pò storditi. Non ci fideremo mai più delle apparenze.

Il convento di Trinità dei Monti è qui.