27 febbraio 2017

Le sirene antiaeree

La sirena di S.Costanza da via Panaro
Chi valuta quanto la guerra possa o meno essere oggetto di risoluzione delle controversie internazionali dovrebbe un attimo soffermarsi a riflettere non solo al mero "problema di coscienza" di essere strumento di offesa, ma anche dell'impatto che avrebbe nella nostra vita la possibilità di essere "destinatari" di tali offese. Le testimonianze dei nostri anziani sono sempre più rare e lontane, eppure Roma offre ancora alcuni luoghi "reali" che offrono eccezionali spunti di riflessione: ne abbiamo già parlato nel post della macchia di via dei villini e guardando in alto verso i buchi di via Rasella. Oggi però dovremo guardare ancora più in alto.

La sirena di palazzo Federici
La sirena di palazzo Federici
Ci troviamo in zona corso Trieste, con un buon binocolo, e più precisamente a via Panaro 38. Proprio da questo civico alziamo lo sguardo verso il tetto dei palazzi di via S.Costanza: quello che vedremo fra la solita foresta di antenne passa quasi inosservato, è uno strano "fungo" metallico (vedi foto). Di che si tratta? Questo curioso oggetto è un reperto storico: una sirena antiaerea della seconda guerra mondiale!
Questa e altre 60 sirene circa erano collocate sui tetti di Roma in punti strategici, ed azionate dai sotterranei del Viminale attraverso una rete elettrica predisposta ad hoc. La loro funzione era quella di accendersi in concomitanza del rischio di imminente bombardamento aereo, producendo cioè l'allarme, un tipico suono prolungato, inquietante, intervallato da delle pause convenzionali. Proprio attraverso la forma a cono il suono si propagava dai tetti dei palazzi verso il basso in tutte le direzioni, e all'intermittenza convenuta seguiva la fuga della popolazione verso i rifugi sotterranei o l'uscita dai rifugi per il cessato allarme.

In tutta Italia troviamo altre antiche sirene antiaereo, prodotte da varie aziende fornitrici del Ministero della Guerra. La ditta che all'epoca produsse queste sirene a Roma è "La sonora" di Garbagnate Milanese, che esiste ancora.

Particolare della sirena di palazzo Federici
Particolare della sirena di palazzo Federici
Di sirene antiaereo, come questa di via di S.Costanza, ne rimangono sui tetti di Roma ancora qualche decina, lo sapete? Forse proprio sopra il palazzo dove abitate! Inutile dire che questi oggetti sono parte della nostra storia, andrebbero salvaguardati e valorizzati.
Da luglio 1943 a giugno 1944 le sirene suonarono a Roma circa un centinaio di volte, e purtroppo solo la metà delle volte furono falsi allarmi. I bombardamenti alleati procurarono a Roma parecchie migliaia di morti.

Particolare della sirena di palazzo Federici
Particolare della sirena di palazzo Federici
Dalla strada è difficile farsi un'idea di come siano da vicino queste sirene, e allora mi sono messo all'opera, tempo fa, per produrre per "Roma Leggendaria" una documentazione fotografica ravvicinata di almeno una di queste. A tale scopo, con l'amico Lorenzo Grassi, che è fra i più preparati studiosi e ricercatori in questo settore, ho avuto il privilegio di "arrampicarmi" con una troupe della Rai sul tetto dello storico palazzo Federici, a Viale XXI Aprile. Come potete vedere dalle foto, questi tipi di sirene sono oggetti straordinari, alti più di 2 metri e che purtroppo, non solo qui, sono pesantemente aggrediti dall'incuria e dalle moderne antenne e parabole televisive.

Queste poche sirene sui tetti di Roma resistono ancora, ignorate dalla città, ma lì dall'alto sembrano guardarci, attendendo desiderose di difenderci ancora, stavolta silenziosamente, come testimonianza della guerra e della nostra storia.

La sirena di S.Costanza è qui.

Lorenzo Grassi gentilmente concede al blog Roma Leggendaria l'immagine della mappa delle sirene antiaereo di Roma (clicca sulla mappa): chiunque sia in grado di accertare la presenza delle sirene ancora da verificare (punti azzurri) scriva a romaleggendaria@libero.it
La mappa delle sirene di Lorenzo Grassi
La mappa delle sirene di Lorenzo Grassi          

26 dicembre 2016

I misteriosi oggetti fusi nella Basilica di San Pietro (seconda parte)

Lanterna di S.Ivo alla Sapienza
Lanterna di S.Ivo alla Sapienza
Torniamo ancora dentro quell'incredibile aggregato di curiosità e di arte che è la Basilica di san Pietro. Non è obbligatorio, ma vi consiglio, se non l'avete ancora fatto, di leggere la prima parte di questo post.
Questo è un post speciale di Roma Leggendaria, in quanto una parte consistente di quanto scrivo è frutto di un mio lavoro personale di ricerca. Lo ritengo un puzzle vecchio di più di quattro secoli, a tratti incompleto, ma seguitemi nel mio racconto e non vi pentirete!

Dall'ultimo post eravamo rimasti all'anno 1629, anno in cui si è conclusa la realizzazione, che dirigeva Gian Lorenzo Bernini, delle 4 colossali colonne tortili del Baldacchino, mancando ancora la soluzione per la parte superiore.

Le colonne erano bellissime ed imponenti...difficile criticarle, anche per uno come Francesco Borromini, che sospettiamo avesse già cominciato a soffrire il suo ruolo da subordinato nei lavori.

Cancello della Cappella del Coro
Cancello della Cappella del Coro
Forse, piuttosto, di quelle colonne ne era anche in parte orgoglioso, e avrebbe voluto dire qualcosa come - Ehi mondo! C'è anche la mia mano in quel progetto! - ma oramai quelle erano state fatte, fuse insieme a quegli oggetti misteriosi che vi ho già descritto.

E' a questo punto della storia che al nostro caro Borromini viene ufficialmente commissionata la progettazione e realizzazione delle cancellate di delimitazione delle cappelle del SS.Sacramento e del Coro. Questi due grandi cancelli sono molto interessanti per noi, perchè gli vengono affidati proprio in questa fase delicata di "sospensione" nella costruzione del Baldacchino. La mia personale ipotesi infatti è che quest'artista abbia voluto lasciare su questi cancelli una "traccia" nascosta per i posteri che colleghi il suo lavoro, o quello dei suoi fonditori, alla fusione delle colonne tortili...una rivendicazione del lavoro fatto, insomma!

Prima domanda: perchè questi grandi cancelli vengono commissionati proprio a Borromini?
Cancello della Cappella del SS.Sacramento
Cancello della Cappella del SS.Sacramento
Dovete sapere che una delle innovazioni introdotte da questo artista fu quella di considerare l'uso del metallo in architettura con un ruolo nient'affatto marginale: anni più avanti realizzerà ad esempio la torre dell'orologio (piazza dell'orologio) o la lanterna di sant'Ivo alla Sapienza (vedi foto), in cui la funzione del ferro battuto non è defilata, ma anzi molto spiccata e originale. Inoltre le cappelle che saranno delimitate da questi cancelli sono luoghi sacri e destinati al raccoglimento, e lui ha uno spirito profondamente mistico e religioso...insomma, il nostro artista non fa certo il mestiere del fonditore, ma tutti sanno che il progetto di queste due cancellate non è per lui qualcosa di secondario.

Morte di Benedetto XV (1922)
Morte di Benedetto XV (1922)
Il primo cancello che esaminiamo è quello della cappella del Coro, si trova circa a metà della navata sinistra. Questa cancellata è quasi sempre chiusa e poco possiamo dire su di essa purtroppo (vedi foto): nonostante molte illustri guide affermino il contrario, infatti, solo i pilastri laterali sono rimasti quelli originali del Borromini, il resto del cancello è stato sostituito nel 1758. Peccato...sono convinto che ci avremmo trovato degli oggetti interessanti (...inutile dirvi che ho analizzato questo cancello nel dettaglio, anche dall'interno della cappella).

Collocazioni: a sx: medaglione; a dx: rosario
Collocazioni: a sx: medaglione; a dx: rosario
Spostiamoci a questo punto nella navata di destra: proprio allineato di fronte a noi c'è l'altro cancello quasi gemello, quello della cappella del Santissimo Sacramento (vedi foto). Anche qui è quasi impossibile fare foto, in quanto la cappella suddetta è rigorosamente interdetta, tranne che per la preghiera.
Cosa possiamo dire del cancello che delimita questa cappella? Beh, esso delimitava, e lo fa ancora, l'esposizione dell'ostia consacrata, quindi circoscrive un luogo particolarmente sacro.

Inoltre, chiuso entro questo cancello era messo in esposizione (vedi foto) per alcuni giorni ai romani il corpo di un Papa quando moriva, secondo una fase di un complesso quanto antichissimo cerimoniale funebre. Giusto una piccola parentesi su questo: in queste occasioni, il corpo in decomposizione provocava, sopratutto nell'ultimo secolo, alcuni problemi...cose da film splatter! Tant'è che, dopo secoli e secoli di tradizione, dal 1939 è cessata l'esposizione del Papa defunto in questa cappella.

Il medaglione sul lato sinistro
Il medaglione sul lato sinistro
Ma torniamo al cancello del SS.Sacramento: a parte la qualità del lavoro eseguito in sè, la cosa abbastanza intrigante per noi è la presenza qui, fusi insieme alla cancellata, di due oggetti assolutamente insoliti e curiosi: un laccio con un medaglione dal lato sinistro, e un rosario con un altro medaglione dal lato destro (vedi foto, collocazione e dettagli). Ehi! Ma non abbiamo già visto dentro la Basilica medaglioni e rosari fusi nel metallo? Già, ve li ho descritti nella prima parte del post, cioè sulle colonne del Baldacchino!

Il rosario sul lato destro
Il rosario sul lato destro
Borromini amava i simboli, era molto metodico, pensieroso e profondo, un tipo "complicato" diremmo oggi. Non si conosce con certezza il motivo di questi oggetti fusi nel cancello, ma sappiamo una cosa per certo: se lui li ha fatti inserire, non è stata una casualità! Esaminiamoli più nel dettaglio.
Ho fotografato il medaglione del laccio di sinistra: in questo profilo sono abbastanza certo di aver individuato papa Urbano VIII (vedi foto confronto). Notate che Urbano VIII è presente anche nei medaglioni che vi ho fotografato nelle colonne del Baldacchino.

Confronto con il profilo di Urbano VIII
Confronto con il profilo di Urbano VIII
Dal lato destro del cancello invece troviamo il rosario, con un medaglione raffigurante due visi di profilo uno contro l'altro, purtroppo molto consunti; inoltre, dall'analisi dei fregi nella parte inferiore, sospetto che purtroppo questo rosario (vedi foto) sia stato danneggiato e risulti quindi incompleto. Accidenti!

Però a casa, dopo ore di studio e di analisi delle foto che avevo fatto su questi fregi, sono dovuto ritornare nella Basilica: ho intuito infatti che esaminando questo rosario da una prospettiva assolutamente impossibile per l'osservatore, cioè dal fianco laterale destro, e dall'interno del cancello verso l'esterno, troviamo un'altra moneta che prima era assolutamente invisibile!!!

Rosario di destra, dettaglio
Rosario di destra, dettaglio
Considerate che la foto è molto ravvicinata, la moneta è più piccola del centesimo di euro (vedi foto).
Esaminando la moneta, direi che si tratta di san Pietro e san Paolo di fronte la porta santa, nel giubileo del 1625 (vedi foto confronto). Non vi ricorda qualcosa? Ma certo! Anche qui avevamo trovato una moneta similissima sul rosario fuso nella colonna sud-ovest del baldacchino!

Semplici decorazioni saldate nel metallo? Non ne ho trovate mai realizzate di simili altrove da altri artisti, fino a quest'epoca, questi sono degli 'unicum' nella storia dell'arte. Inoltre le similitudini con gli oggetti nelle colonne del Baldacchino, che erano state realizzate da poco, sono davvero tante.

Moneta nascosta del rosario
Moneta nascosta del rosario
La mia personale conclusione è quindi che gli oggetti in questo cancello sono una deliberata imitazione degli oggetti sulle colonne tortili, o addirittura di una "firma", lasciata in modo molto discreto, su entrambi i lavori! Nessuno può affermarlo con certezza, però...voi che ne pensate?

Certo è che negli anni successivi il lavoro per la soluzione del problema della copertura del Baldacchino riprende, e oggi fra i critici è abbastanza controversa la questione su chi, fra Borromini e Bernini, ebbe in questa fase il ruolo più creativo.

Forse già fra i loro contemporanei questa cosa non apparì molto chiara, portando così ad un'iniqua suddivisione degli elogi e dei compensi per la realizzazione del Baldacchino, che certamente favorì Bernini, ma contribuendo a minare, in maniera oramai leggendaria per Roma, il rapporto fra i due più grandi artisti barocchi.

Foto-confronto con una moneta del 1625
Foto-confronto con una moneta del 1625
La Basilica di San Pietro è qui.

29 novembre 2016

I misteriosi oggetti fusi nella Basilica di San Pietro (prima parte)

Il Baldacchino della Basilica di S.Pietro
Il Baldacchino della Basilica di S.Pietro

Eccoci ancora dentro la Basilica di san Pietro, proseguendo idealmente la narrazione della storia della collaborazione, che si trasformò sempre più in un contrasto, fra i due più grandi artisti del Barocco: Bernini e Borromini (le puntate precedenti, per chi se l'è perse, sono: "I cherubini di Francesco Borromini" e "Il mistero del Baldacchino della Basilica di san Pietro").

La storia della costruzione del Baldacchino della Basilica di San Pietro è davvero complessa e interessantissima, ma  studiarla è davvero un pozzo senza fondo, per cui qui dovrò fare un grande sforzo di sintesi delle informazioni raccolte. Seguitemi però, ne varrà la pena.

La lucertola che guarda il sole (NW, lato nord)
La lucertola che guarda il sole (NW, lato nord)
Eravamo rimasti al mistero del "parto", nelle basi in marmo del Baldacchino. Già allora vi avevo anticipato del possibile "zampino" di Borromini su questi enigmatici fregi. Ma questi furono messi alla fine del lavoro. Facciamo un passo indietro.

Siamo nel 1624, il vecchio Maderno è ancora vivo, dirige la Fabbrica di S.Pietro e ha già chiamato a sè il giovane Francesco Borromini come protetto. Il papa Urbano VIII assegna a quello che veniva considerato il "nuovo Michelangelo" della scultura, il grande Gian Lorenzo Bernini, il progetto per la costruzione del Baldacchino. Bernini per tale compito, assolutamente innovativo e straordinario, chiama a sè molti collaboratori, non solo scultori e fonditori, come si potrebbe pensare, ma anche esperti di statica e di architettura (tra cui il giovane Borromini: siamo agli inizi, i due collaboravano!). Perchè Gian Lorenzo chiama degli architetti?

La lucertola con lo scorpione (NE, lato ovest)
La lucertola con lo scorpione (NE, lato ovest)
Perché, sebbene il baldacchino oggi ci appaia come una scultura di aspetto slanciato (vedi foto), isolato dal suo contesto esso è un'opera colossale e architettonica: è alto come un palazzo di 10 piani, e già solo le colonne bronzee hanno un peso di 36 tonnellate! Proprio in previsione dell'incredibile peso, l'inizio dei lavori sarà costituito da lunghe ispezioni sotterranee e da lavori di consolidamento del pavimento (lavori che comportarono anche numerosi ritrovamenti archeologici di grande interesse, con varie conseguenze...ma non usciamo fuori tema...).

La lucertola e i medaglioni (NW, lato ovest)

Nell'arco di 5 anni, 1624-1629, Bernini, con la sua squadra di artisti e fonditori, progetta e realizza le 4 colonne del baldacchino...ma in questa realizzazione troviamo delle curiosità notevoli e che pochi conoscono.
Dovete sapere infatti che le colonne del baldacchino sono incredibilmente piene di motivi decorativi, anche piccolissimi, ottenuti attraverso la tecnica cosiddetta di "fusione a cera persa" del bronzo di cui sono costituiti. In ragione della grande mole e densità di dettagli, tali piccolissimi particolari sfuggono pressocchè a tutti gli osservatori. Ragion per cui, se gli autori avessero voluto lasciare qualcosa come un messaggio simbolico o religioso, una firma, un ricordo, questo poteva essere facilmente occultato attraverso questi piccoli dettagli e noto eventualmente solo a spiriti eletti, ad eruditi o a...gente curiosa come noi!

Il rosario (SW, lato ovest)
Ecco cosa "Roma Leggendaria" ha fotografato per voi sulle colonne del Baldacchino. Si trovano tutte nei basamenti bronzei, quasi tutte dal lato occidentale (cioè nascoste rispetto all'ingresso della basilica), e sono tutti oggetti metallici, cioè fusi in solido nel bronzo. Notate che, per dove si trovano, con divieto assoluto di accesso all'altare, sono praticamente impossibili da fotografare con un dettaglio superiore a quanto sono riuscito a fare io...a meno che non diate la vostra macchina fotografica al Papa, ovviamente!

Confronto progressivo del medaglione del rosario
La prima cosa che vi mostro, forse la più nota in letteratura, è la lucertola, a grandezza naturale. La lucertola, essendo in grado di cambiare pelle e far ricrescere la coda, per quanto ne so dovrebbe essere il simbolo religioso della resurrezione. Ne ho trovate 3, ma forse ce n'è una quarta che ancora non ho individuato.
La prima lucertola è nella colonna nord-ovest, lato nord (vedi foto): si dice che questa lucertola sia stata 'imbronzata' da viva, e posta con lo sguardo verso il sole, per simboleggiare la contemplazione del divino.
Il medaglione singolo (SW, lato nord)
La seconda lucertola è nella colonna nord-est, lato ovest (vedi foto). Questa ha un dettaglio curiosissimo: ha in bocca uno scorpione, citato nell'Apocalisse come simbolo del male.
La terza lucertola è ancora nella colonna nord-ovest, ma dal lato ovest (vedi foto). In questa foto troviamo anche un'altro oggetto, un laccio con due medaglioni attaccati. Si capisce solo che il primo medaglione è un viso di profilo (potrebbe essere il profilo del papa Urbano VIII, ma è difficile dirlo).
So che c'è scolpita una mosca nella colonna sud-est, lato ovest, ma non sono riuscito a fotografarla.
Altro oggetto: un rosario, nella colonna sud-ovest, lato ovest (vedi foto). E' costituito da un crocifisso, da un lato, da un medaglione e due medagliette dall'altro lato. Io sono abbastanza convinto che il medaglione raffiguri san Pietro e san Paolo davanti la porta santa del giubileo del 1625 (vedi foto-confronto, ringrazio "lamoneta.it" per la consulenza tecnica).
Ultimo oggetto, nella colonna sud-ovest, lato nord: un laccio con un medaglione singolo, con un altro viso di profilo (forse il papa? vedi foto).

La copertura inizialmente progettata
La copertura inizialmente progettata
Proseguendo il nostro racconto, siamo nel 1629, e le colonne tortili sono quindi state realizzate tutte e 4. Però manca la soluzione per la parte alta del baldacchino: Bernini pensava di collocare la statua di un Cristo, sempre in bronzo, ma essa sarebbe risultata pesantissima, e la copertura progettata non avrebbe retto (vedi disegno). Si pensava ancora a tale problema quando, in quello stesso anno, muore Maderno e Bernini si ritrova sovraccarico di lavoro: il papa lo incarica di dirigere non solo il cantiere del Baldacchino, ma l'intera fabbrica di S.Pietro e anche il suo palazzo di famiglia (palazzo Barberini)! Il completamento del baldacchino viene così rimandato, e così queste 4 gigantesche colonne tortili, con i loro simboli nascosti, rimangono in attesa...e anche voi, per la prossima puntata: il prossimo post!

Il Baldacchino della Basilica di San Pietro è qui.

11 ottobre 2016

Il pallone di Napoleone

La "tomba di Nerone" su via Cassia
La "tomba di Nerone" su via Cassia
Oggi ci troviamo sotto la cosiddetta "Tomba di Nerone" (vedi foto), sul limitare di via Cassia e della riserva naturale dell'Insugherata. Questo monumento sepolcrale, che ha dato il nome a questa zona di Roma e a questa parte dell'agro romano, in realtà non è quello che dice di essere: la denominazione "tomba di Nerone" ha origine nel Medioevo, e oggi si ha l'assoluta certezza che il sepolcro è del III sec.d.C ed è dedicato al procuratore romano Publio Vibio Mariano.

In duemila anni di storia chissà quante cose questo monumento avrebbe da raccontarci se potesse parlare, ma una cosa non molto nota e forse la più curiosa di tutte, ha per protagonista nientemeno che Napoleone Bonaparte...Napoleone? Ma che c'entra Napoleone con questa tomba?!? Napoleone non è mai stato nemmeno a Roma!
Seguitemi nel racconto e capirete.

L'incoronazione di Giuseppina
L'incoronazione di Giuseppina
I libri di storia ci raccontano che Napoleone si incoronò da sè imperatore il 2 dicembre 1804 a Parigi nella cattedrale di Notre Dame, incoronando poi la moglie Giuseppina (vedi dipinto, J.L.David, 1807, Louvre).
Tra i molti invitati c'era anche il "nostro" papa Pio VII, che ovviamente non poteva mancare, sia per celebrare il matrimonio religioso fra i due, ma anche e sopratutto per questioni diplomatiche. Non fece un viaggetto da poco: il viaggio da Roma a Parigi, usufruendo anche dei mezzi di trasporto migliori di cui si poteva disporre a quei tempi, durava comunque quasi un mese!

Il pallone aerostatico
Il pallone aerostatico
I festeggiamenti per l'incoronazione furono organizzati con la precisione e il fasto che si addicevano a un evento considerato quasi 'sacro' per i francesi, e manifestazioni, concerti e ricevimenti sfarzosi dedicati ai nuovi regnanti si susseguirono a Parigi per parecchie settimane. Durante uno di questi festeggiamenti, organizzato il 16 Dicembre, alla sera, fra i razzi multicolori e l'applauso e l'incredulità di una folla festante, un enorme pallone aerostatico (vedi disegno), con bandiere e tremila lampioncini accesi, si elevò portando con sè in aria i simboli di una grande corona e di un'aquila scolpita, che quindi risultarono illuminate nel cielo serale! Potete immaginare l'effetto fantastico e lo stupore che tale spettacolo doveva suscitare fra gli astanti: i fratelli Montgolfier avevano inventato la mongolfiera da pochissimi anni, questi mezzi erano ancora pressocchè sconosciuti e usati solo da pochissimi ardimentosi al mondo, e prima di questi nulla di volante costruito dall'uomo praticamente si era ancora visto librare nel cielo!

L'inventore francese Garnerin, che aveva progettato questo prototipo di mongolfiera e che l'aveva già sperimentata in altre occasioni, vi lasciò fra le altre cose un biglietto all'interno, che diceva pressappoco così:
"Questo pallone si è alzato da Parigi la sera del 16 dicembre per opera di Garnerin, ordinario del governo francese, per i festeggiamenti di Sua Maestà Napoleone. Quelli che troveranno questo pallone mi informino del luogo dove è caduto e ne abbiano ogni cura". 
Garnerin chiaramente si immaginava, sulla base della sua esperienza, che il pallone sarebbe ricaduto comunque nei dintorni di Parigi. Invece...un vento teso lo fece sparire presto alla vista... Dove finì il pallone???

Incredibile a dirsi, ma il pallone fece un'impresa che entra di fatto nella storia dell'aeronautica, un'impresa che solo in tempi recenti sono riusciti a replicare con oggetti di questo tipo: l'aerostato si alzò oltre le Alpi e le attraversò! Non solo: discese per tutta l'Italia...cominciando piano piano a calare fino a incastrarsi...indovinate un pò...sulla nostra "Tomba di Nerone" qui a Roma! Le cronache del tempo raccontano che poi un colpo di vento ruppe parte della corona, parte della decorazione e l'aquila caddero a terra e il pallone, divenuto così più leggero, si rialzò nuovamente in volo, fino a cadere, fra lo stupore di chi lo vide arrivare (come un UFO diremmo oggi!), sul lago di Bracciano, nella sera del 17 dicembre, dopo appena 22 ore di volo. Il mattino dopo fu quindi recuperato lo strano oggetto, ormai sgonfio, e la lettera che conteneva. Coloro che la lessero stentarono a credere a ciò che vi era scritto; se il viaggio era stato strabiliante, le date erano assolutamente impossibili per quei tempi: come mai poteva quell'oggetto aver percorso una così grande distanza in un solo giorno?

L'antico aerostato
L'antico aerostato
Si dice che Napoleone, quando fu informato del viaggio del pallone e della rottura della corona presso la tomba di Nerone, ne rimase molto impressionato, interpretando la vicenda come un presagio nefasto: l'imperatore Nerone effettivamente, dal potere più assoluto, perse tutto e finì male i suoi giorni... Per questo motivo superstizioso si racconta che, nonostante gli si suggerisse l'uso strategico di questi nuovi mezzi volanti nelle operazioni militari, da quel momento Napoleone ne ripudiò ogni uso. E chissà come sarebbe andata la storia senza l'"intervento" della nostra tomba di Nerone!

Ehi! E il pallone aerostatico che fine fece? Dopo essere stato a lungo conservato nei depositi vaticani, ora è possibile vedere ciò che ne resta nel museo aeronautico di Vigna di Valle, tra Anguillara Sabazia e Bracciano (vedi foto): è ridotto un pò male, ma è senza dubbio il più antico reperto aeronautico esistente al mondo.

La Tomba di Nerone è qui.

22 settembre 2016

La mappa di Nolli

L'inclinazione di via Calatafimi
Guardiamo un tracciato stradale di Roma, ad esempio la zona di via Calatafimi, nel tratto vicino via Montebello (vedi foto mappa).
Questa zona, il cui sviluppo urbanistico è relativamente recente, ha quasi ovunque strade parallele e ortogonali fra loro, eppure improvvisamente troviamo questi due palazzi "tagliati" in diagonale! Perchè?
Questa, ed infinite altre risposte su Roma, le troveremo alla fine di questo post...ma bando alle chiacchere e facciamo il nostro solito passo indietro!

Siamo nel pieno del 1700, ma all'importanza geografica, militare ed al notevole sviluppo artistico ed urbanistico di Roma ancora non fa riscontro la presenza di una mappa della città reale, dettagliata e redatta in italiano. Di questa grave carenza se ne accorge Giovanni Battista Nolli, uno dei più grandi geometri del suo tempo, il quale si fa carico, dal 1736, di redigere una mappa nuova, completa ed incredibilmente precisa.

Vorrei far notare che a quell'epoca non erano disponibili molti degli strumenti tecnici per i rilievi di precisione che abbiamo oggi, come pure erano ovviamente assenti immagini di Roma riprese dall'alto! Il lavoro di Nolli e della sua ristretta equipe di collaboratori si presenta quindi come un lavoro complesso tecnicamente e veramente titanico per dimensione dell'area da sottoporre a misura. Inoltre esistevano a Roma anche altri impedimenti di natura più "pratica": dopo i primi mesi, il lavoro infatti può proseguire grazie all'ottenimento di un "lasciapassare" cardinalizio, tale da consentire al cartografo di potersi muovere dentro la città senza impedimenti (ad esempio per entrare anche nei conventi di clausura).

La "Nuova Pianta di Roma" di G. Nolli (1748)
L'immane lavoro di Nolli dura alcuni anni ed il risultato, presentato nel 1748, lo consegna alla storia: la "Nuova Pianta di Roma", costituita fra l'altro da 12 dettagliatissime tavole e da una legenda, "fotografano" tutta la città perfettamente come appariva a quel tempo all'interno delle mura aureliane, con i suoi rioni ma anche con le strade, le antiche rovine e le divisioni delle varie proprietà. Inutile dirvi quanto sia stata, ed è ancora oggi, di grandissima utilità questa mappa, per i cartografi, gli archeologi, gli storici, gli studiosi di urbanistica...e i cacciatori di curiosità come noi!
La qualità dell'opera di Nolli, nel suo settore e per quell'epoca, è qualcosa che ha pochi rivali al mondo, ed ha infatti rappresentato, per molte decadi, lo 'standard' qualitativo nelle topografie.

L'idea che ho avuto io è stata quella di "riproiettare" la mappa antica sui sistemi di coordinate attuali, riadattando per gli antichi fogli quelle procedure che conosco per mestiere e che sono tipiche nelle elaborazioni moderne delle immagini satellitari. Attraverso questo lavoro ho reso possibile una cosa molto importante: la sovrapposizione della mappa di Nolli con le mappe attuali, come quelle di Google Maps o di OpenStreetMap! Attraverso un insieme di controlli, sul pc, è ora possibile muoversi nella mappa in modo interattivo, zoomare, gestire la trasparenza della mappa antica sopra le mappe moderne, il tutto visualizzando la legenda originale. Un risultato simile era stato già realizzato dall'università dell'Oregon, anche se con diverse tecnologie informatiche. La mia realizzazione della mappa di Nolli interattiva è cortesemente ospitata da B-Open Solutions.

Infinite sono le risposte che emergono dall'analisi della mappa interattiva: ad esempio comprendere cosa è rimasto esattamente uguale al 1748, oppure comprendere la collocazione precisa di un'infinità di cose che non ci sono più, come ad esempio gli antichi porti sul Tevere. Tra le mille applicazioni interessanti, ho trovato anche divertente comprendere l'orientamento "stravagante" di alcuni palazzi tuttora esistenti, come quelli che ho citato di via Calatafimi, che non seguono nel loro profilo il tracciato delle strade attuali ma che invece risultano perfettamente coerenti rispetto alle strade antiche!

Oggi, più di ieri, posso dire che Nolli è stato incredibilmente preciso...ma spetta a voi il giudizio finale.

La mappa interattiva di Nolli è qui.

P.S: Sono molto fiero di aver avuto questa idea, e di renderla fruibile a tutti gratuitamente. Ringrazio i miei colleghi della B-Open Solutions di Roma per il supporto e la competenza tecnica.