26 settembre 2013

Piazza del Popolo

Piazza del Popolo all'ingresso da Piazzale Flaminio
Piazza del Popolo all'ingresso da Piazzale Flaminio
Se vi ricordate il post sul Muro Torto, sapete bene oramai come ci sia più di un motivo per cui quel muro delinei da secoli e secoli una zona  considerata maledetta. Eppure in quel post ho volutamente omesso l'ennesima causa della cattiva fama della zona...forse addirittura la causa principale! Ma avevo bisogno di spostarmi nella meta di oggi: Piazza del Popolo (vedi foto)!

Piazza del Popolo non è certo un luogo nascosto di Roma, è una piazza frequentatissima che tutti i romani conoscono, anzi la sua forma ad anfiteatro la rende ben adatta a manifestazioni che necessitano visibilità e buona acustica. E' anche una piazza ben collegata: è un accesso al centro di Roma per chi proviene da nord o dal Muro Torto, ed è alla confluenza di tre grandi ed importanti vie, che costituiscono il famoso "tridente romano": via del Corso (di cui abbiamo già parlato), via del Babuino e via di Ripetta (di cui parleremo in futuro).

Queste caratteristiche scenografiche e di importanza viaria resero Piazza del Popolo, fino alla seconda metà dell'ottocento, sede preferenziale di uno "show" molto apprezzato dai romani: le esecuzioni di condanne a morte!

Bisogna dire infatti che a Roma le esecuzioni capitali erano assai frequenti, e volutamente spettacolari: alla "classica " impiccaggione si affiancavano la decapitazione (con accetta o ghigliottina), la condanna ad essere arsi vivi (per gli eretici), fino allo squartamento e alla morte a colpi di mazza. Il tutto veniva sempre eseguito in zone ben visibili e frequentate, come appunto qui a Piazza del Popolo.

La targa su Targhini e Montanari
La targa su Targhini e Montanari
Ma perchè questa "spettacolarizzazione" dell'esecuzione? Beh, certamente c'era un intento "educativo": si racconta ad esempio come fosse in uso che il "buon" genitore portasse con sè un figlio ad assistere all'esecuzione, e che nel momento "clou", quello della morte del condannato, lo schiaffeggiasse, proprio per lasciargli impresso il concetto "ecco la fine che farai se non righerai diritto".
Bisogna tuttavia considerare che con il tempo prese ad affermarsi il lugubre e morboso interesse, diremmo oggi, per il genere "splatter", per cui assistere ad un'esecuzione capitale divenne (incredibile ma vero) un vero momento di festa per il popolo romano. Di queste esecuzioni troviamo oggi una piccola testimonianza nella targa (vedi foto) affissa qui, che ne ricorda una.

Già essere sede di esecuzioni capitali di per sè sarebbe coerente con la lugubre vicinanza con il Muro Torto, ma in realtà in questa piazza c'è dell'altro, ed è legato con l'origine dell'antica chiesa che sorge qui, accanto alla Porta del Popolo. Ma facciamo un passo indietro nel tempo.

Al tempo di Nerone Piazza del Popolo non esisteva, ma c'era al suo posto un semplice bosco di pioppi, e all'interno di questo bosco risiedeva un secolare albero di noce. Nerone, macchiatosi in vita di orrendi delitti, non ultimo la persecuzione dei cristiani, era tradizionalmente considerato dai più religiosi come una sorta di diavolo in terra. Alla sua morte il suo corpo venne fatto seppellire in questo bosco di pioppi, proprio sotto il suddetto albero di noce.
Ma si narra che la sua tomba fosse un luogo funesto, tanto da rendere maledetto il bosco e la zona circostante (Muro Torto compreso), mentre l'albero di noce, perennemente sorvolato dai corvi, divenisse la sede di sabba infernali, e luogo di incontro di anime dannate, streghe e negromanti.
Intorno al 1100 il disagio della popolazione romana per questa sorta di bosco infernale divenne intollerabile, e si chiese un intervento di "esorcizzazione" della zona da parte del papa di allora, Pasquale II. Papa Pasquale eseguì l'esorcismo: dissotterrò lo scheletro di Nerone da sotto il noce, e lo bruciò, insieme a tutto l'albero, disperdendone successivamente le ceneri nel Tevere. Inoltre, dove risiedeva la tomba, fece piantare una piccola cappella sacra. Questo drastico intervento ebbe l'effetto sperato, bonificando l'area dagli influssi diabolici.

Eppure tutto questo racconto, che ci appare come una surreale favola, ha lasciato delle tracce "segrete" in questo luogo.

I bassorilievi sotto l'altare
I bassorilievi sotto l'altare
La prima traccia è il nome stesso della piazza: c'è chi dice che derivi dal fatto che la basilica di Santa Maria del Popolo sia stata voluta e finanziata "dal popolo", proprio per debellare l'influenza nefasta dello spirito di Nerone...ma il motivo forse è addirittura un altro, cioè proprio il bosco di pioppi che circondava la tomba di Nerone! Infatti in latino "pioppo" si dice "populus"! Quindi, in realtà piazza del Popolo è la piazza "dei pioppi"!

Inoltre, la parte più antica della basilica di Santa Maria del Popolo è la zona dell'altare: qui risiedeva l'antica cappella sacra sopra il noce maledetto, che poi fu il primo nucleo della chiesa. Infatti entrate dentro, e andate proprio presso l'altare, quindi guardate in alto, sui bassorilievi dorati sotto la volta: viene descritta la leggenda che vi ho narrato, come in un fumetto!

Vedrete streghe danzare intorno ad un albero, un papa con una zappa in mano, una buca con dentro uno scheletro...(vedi foto).

Sono immagini davvero originali, che ai più apparirebbero senza senso...ma ora non per voi.

Piazza del Popolo è qui.

14 settembre 2013

L'arancio di San Domenico

Il portale ligneo di Santa Sabina
Il portale ligneo di Santa Sabina
Per la seconda volta con il nostro amato blog ci troviamo nella Basilica di Santa Sabina all'Aventino a caccia di curiosità e leggende...vi ricordate la leggenda della pietra del diavolo? Beh, rimaniamo a pochi metri da questa pietra, cioè esattamente all'ingresso della chiesa, ma stavolta senza varcarne la soglia, davanti al portone di legno inciso a bassorilievi.

Il luogo preciso in cui ci troviamo è molto interessante. Da qui infatti possiamo concentrare la nostra attenzione su due curiosità molto diverse, senza spostarci di un solo passo!

La prima curiosità riguarda proprio il portale (vedi foto): è stato scolpito su legno di cipresso con delle scene bibliche mentre la Basilica si edificava, cioè stiamo parlando di un portale ligneo che ha più di 1600 anni, non esiste un qualcosa di simile in tutta Roma che sia così antico!
Il faraone con la testa di Napoleone
Il faraone con la testa di Napoleone

 Eppure un segno "moderno" in realtà esiste su questo portale!
Nel restauro eseguito nel 1836 il restauratore decise, di sua iniziativa, di "mettere del suo": infatti nella scena di uno dei pannelli centrali, dove è raffigurato Mosè che attraversa il mar Rosso con gli egiziani inseguitori, il viso del faraone che sta sopra un carro e che, come sappiamo, farà una brutta fine, ha a differenza degli altri personaggi i lineamenti particolarmente dettagliati... L'ignoto restauratore, evidentemente per motivi di personale odio "politico", decise di ritoccare il bassorilievo, rappresentando Napoleone nel viso del faraone! (vedi foto)

Ma senza spostarci neppure di un metro, abbiamo un'altra curiosità, che è il vero motivo del post di oggi...per vederla occorre semplicemente voltarci, dove c'è uno strano buco nel muro, che ci consente di "sbirciare" dentro un piccolo giardino rinchiuso nel convento annesso alla Basilica. Guardando dentro il buco però, c'è il tronco di un albero di arancio che intralcia la visuale proprio nel mezzo (vedi foto). Ma che senso ha questo strano "oblò"?

La visuale dal buco nel muro
La visuale dal buco nel muro
Per capirlo dobbiamo aprire una piccola parentesi "botanica".
Dovete sapere che l'albero di arancio non è di origine europea, è una pianta originaria dell'estremo oriente, e il fatto che fruttifichi in pieno inverno in qualche modo ha sempre ostacolato la sua diffusione nei climi europei freddi. Sebbene già al tempo dei romani si parlasse probabilmente di alberi di arancio in Sicilia, provenienti appunto dall'oriente, sappiamo che questi non attecchirono o che comunque non si diffusero mai fuori dalla Sicilia e nel resto dell'Europa.

Alcuni semi di arancio, però, portati probabilmente da mercanti provenienti dall'Asia, giunsero nella zona della Siria e dell'Egitto e successivamente, attraverso le conquiste degli arabi, giunsero nella Spagna e nel Portogallo (da qui deriva il fatto che in molti dialetti italiani, e anche in arabo, 'portugàl' e varianti indicano le arance). Siamo oramai nel tredicesimo secolo e tuttavia, a parte la penisola iberica, ancora l'arancio rimaneva una pianta sconosciuta in Europa. E' a questo punto che interviene il buon San Domenico che, nativo della Spagna, conosceva bene tale pianta, nuova per l'Italia ma oramai ampiamente diffusa nella sua terra natia. Vissuto a lungo presso il convento di Santa Sabina, sappiamo che piantò amorevolmente un albero di arancio, ed è quindi grazie a lui che nacque "ufficialmente" il primo albero di questa specie in Italia.

L'arancio di San Domenico
L'arancio di San Domenico
Ma, per quanto ne sappiamo, la diffusione dell'arancio in Italia poteva fermarsi a tale singolo albero piantato. Invece la fama del santo e dei suoi numerosi miracoli crebbe negli anni seguenti, proprio come il suo albero appena piantato... La santa vita condotta dal frate qui a Santa Sabina accrebbe il numero e la devozione dei fedeli...ma come piacevole "effetto collaterale" certamente produsse un'inedita pubblicità in tutta Italia e in Europa a questa pianta sconosciuta e dagli ottimi frutti.
E' per questo quindi che possiamo dire che un enorme contributo alla conoscenza e alla diffusione in Europa della pianta di arancio proviene da questo cortiletto che vediamo dal buco nel muro, dove fu piantato il primo arancio italiano dalle devote mani del santo.

Ma la cosa veramente interessante, e potremmo dire davvero miracolosa, è che l'originario albero di arancio piantato da San Domenico si è sempre rigenerato dalle sue radici, ed è quindi tuttora vivo e vegeto, ed è quello che vediamo da questo buco nel muro! E come potete vedere (vedi foto), direi che è il più bello di tutti gli alberi di arancio di questo piccolo giardino.

La basilica di Santa Sabina è qui.

1 settembre 2013

Il Pasquino

E' ormai in uso in italiano chiamare "pasquinata" uno scritto assai pungente di satira politica. Anche in francese esiste "pasquin", che è un pò il nostro "buffone" teatrale. Ma da cosa derivano queste parole? La risposta a questa domanda è assai interessante, e si trova in una minuscola piazza a pochi metri da piazza Navona.

Si racconta che presso questa piazzetta nel 1500 aveva la sua bottega un certo Pasquino, un sarto romano le cui battute sarcastiche ed argute erano famose, ed evidentemente assai più taglienti delle forbici che usava per lavorare. Aveva egli infatti il dono di far ridere e nel contempo riflettere, sferzando il potere costituito con una critica feroce e irriverente. Chiaramente il potere a Roma era nelle mani del clero e della nobiltà, quindi quasi sempre le battute di Pasquino erano rivolte contro i rappresentanti di queste classi, che però esitavano a punirlo, consci della grande popolarità che egli riscuoteva presso la cittadinanza.
La statua del Pasquino
La statua del Pasquino

Alla morte di Pasquino i potenti pensarono di poter finalmente tirare un sospiro di sollievo, ma si sbagliarono: nel corso della demolizione della bottega del sarto venne rinvenuto dal sottosuolo un busto marmoreo antico e assai consunto, che ancora oggi si trova qui (vedi foto). Gli archeologi sono sempre stati dubbiosi: forse rappresenta Menelao che solleva Patroclo? Il popolo di Roma però non ha mai avuto dubbi: la statua è proprio il sarto, è Pasquino che è "resuscitato"!

Da allora, fino ad oggi, questa piazza è la piazza di Pasquino, ed è da allora che la statua di Pasquino cominciò a "parlare" attraverso degli ingiuriosi epigrammi satirici, le cosiddette "pasquinate". Il popolo, ma spesso anche illustri letterati del tempo, componevano la pasquinata su un foglio e, in segreto e in modo anonimo, la "pubblicavano", affiggendola sopra la statua di Pasquino, proprio come se fosse stata la statua a declamarla. La pasquinata è quasi sempre stata abbastanza breve, in dialetto romano o in latino, e su argomenti di attualità. E' proprio grazie a questa trovata che il popolo di Roma ha potuto continuare ad avere una propria voce contro i potenti, proprio come era stata la voce dell'antico sarto, ma ancora più potente in realtà, perchè perpetua e anonima.
La fontana del Moro a piazza Navona
La fontana del Moro a piazza Navona

Oggi comporre e appendere una pasquinata potrebbe essere una trovata divertente...ma non è stato sempre così: il "diritto di satira" ha sempre avuto vita dura nei secoli passati (...ce l'ha ancora oggi!) e le pasquinate erano molto temute dalla classe dirigente, tanto che molti autori di pasquinate, scoperti, furono puniti con la morte! Nei secoli furono in molti a finire sul patibolo, ma con scarsi risultati.
Il Moro della fontana
Il Moro della fontana

I nobili e il clero pensarono anche di distruggere la statua del Pasquino, ma tale minaccia non fece altro che aggravare la loro situazione: il popolo cominciò a far "dialogare" Pasquino con altri fantomatici personaggi, esponendo così pasquinate non solo a Piazza di Pasquino, ma anche su altre statue sparse per la città (di cui parleremo in altri post) e persino in giro per l'Italia. Appariva chiaro quindi che il ruolo della statua di Pasquino poteva essere assunto da qualunque altra statua, per cui distruggerla sarebbe stato inutile o dannoso. Il risultato fu che alla fine i potenti si rassegnarono, tollerando così questa assai originale manifestazione di critica.

Si narra che anche il grande Gian Lorenzo Bernini fu autore di una pasquinata, realizzata però...a modo suo: quando papa Innocenzo X gli commissionò il miglioramento della "Fontana del Moro" di piazza Navona (vedi foto), egli acconsentì, ma scolpendo il "moro" decise di ispirarsi al vicino busto del Pasquino, tanto odiato dallo stesso papa! Non la notate la somiglianza? (vedi foto)

Delle numerosissime pasquinate famose che la storia ci tramanda, ne scelgo due che amo molto, perchè molto brevi e suggestive.

Pasquinate accanto alla statua di Pasquino
Pasquinate accanto alla statua di Pasquino
La prima fu contro papa Urbano VIII Barberini: nel 1625 fece asportare e fondere il bronzo del pronao del Pantheon per costruire il baldacchino di San Pietro, per cui Pasquino disse:
"Quod non fecerunt barbari, 
fecerunt Barberini" 
 (cioè: "Quello che non hanno fatto i barbari, lo hanno fatto i Barberini"!).

La seconda fu contro la visita di Hitler a Roma del 1938: Roma fu allestita con pompose scenografie di cartongesso, e alludendo al talento del dittatore per la pittura, Pasquino disse:
"Povera Roma mia de travertino
te sei vestita tutta de cartone
pe' fatte rimira' da 'n imbianchino"
.

Ne volete altre? Leggetele sulla statua: quasi ogni giorno ne trovate di nuove (vedi foto)...perchè ancora oggi la statua continua a rappresentare la voce repressa del popolo romano.

Piazza di Pasquino è qui.