24 marzo 2014

I cherubini di Francesco Borromini

L'atrio all'ingresso della Basilica di San Pietro
L'atrio all'ingresso della Basilica di San Pietro
E' con grande entusiasmo che mi accingo a scrivere di un argomento che troverà parecchi punti di collegamento nei post futuri, ed è la figura di un grande genio dell'architettura barocca, che risponde al nome di Francesco Borromini.
Premetto che la descrizione della genialità delle opere di questo artista la lascio agli accademici...e mi occuperò di quegli aspetti "particolari" che i lettori di Roma Leggendaria conoscono bene e che ci faranno vedere qualche particolare "con un occhio diverso".

Già abbiamo parlato di Borromini...vi ricordate il post sulla straordinaria galleria prospettica? Oggi invece ci troviamo sul portico di ingresso della Basilica di San Pietro (vedi foto), di fronte alla porta centrale, che è nota come la famosa "porta del Filarete". Quasi tutti i turisti, ansiosi di entrare nella Basilica (magari dopo una lunga fila), attraversano rapidamente questo portico...io invece vi invito a fermarvi qui un attimo, e a ritornare con la fantasia ai primi decenni del 1600.

In quegli anni la "Fabbrica di San Pietro", cioè il cantiere per la ricostruzione dell'antica Basilica nell'attuale, era ancora in corso dopo più di 100 anni di lavori ininterrotti! Considerate che la "fabbrica" della basilica era veramente colossale e avveniristica: mai basilica più grande era stata costruita, e migliaia di operai si erano avvicendati sotto la direzione di artisti del calibro di Raffaello e Michelangelo. La "fabbrica" non è mai stata estinta, anzi, è ancora oggi in funzione...anche se ora si occupa ovviamente solo del restauro e della manutenzione della chiesa.

Il timpano con il cherubino sopra la porta
Il timpano con il cherubino sopra la porta
Tale "cantiere infinito" ha ancora oggi una piccola eredità nella lingua italiana. Infatti dovete sapere che il materiale da costruzione per la Basilica, proveniente a Roma spesso da luoghi molto lontani, era esente dai dazi doganali che normalmente invece si applicavano alle altre merci.
 Per tenere conto di questo fatto, il materiale in questione era siglato "AUF", cioè "Ad Usum Fabricae" (dal latino: "per l'utilizzo nella Fabbrica", sottointeso della Basilica di San Pietro). Da tale sigla deriva l'espressione italiana "ad ufo", "ad uffa" e varianti, per dire cioè "senza pagare".

Uno dei cherubini con il fiocco
Uno dei cherubini con il fiocco
Un cantiere di tale portata certamente attirava quei giovani talenti che, dalle varie parti dell'Italia, erano in cerca di visibilità e di fortuna. Uno di questi era un ragazzo di appena 16 anni, che si era già "fatto le ossa" lavorando dall'età di nove nel cantiere del duomo di Milano: Francesco Borromini. Il ragazzo aveva studiato in profondità i rudimenti costruttivi dell'arte gotica, era probabilmente già dotato di un talento straordinario nel disegno e capace di elaborare proprie idee artistiche in modo intelligente e raffinato. D'altra parte, però, possedeva un caratteraccio: ingenuo, molto introverso, e nel contempo fiero, nervoso e spesso torvo e insoddisfatto.

Certamente giunse al cantiere della Basilica di San Pietro desideroso di gloria, perchè consapevole delle proprie capacità, e con buone speranze di carriera anche in ragione di una sua (lontana) parentela con il direttore attuale dei lavori (Carlo Maderno).
Possiamo allora immaginare la profonda frustrazione che subì quando, appena entrato nel cantiere di San Pietro, fu assegnato all'umile lavoro di scalpellino, e per giunta per delle decorazioni di angioletti su bassorilievi posti fuori dalla basilica.

Particolare della cupola di San Carlino
Particolare della cupola di San Carlino
In particolare, gli furono assegnati da scolpire delle testine di cherubini con un panno attorno al collo che scende a fiocco sul davanti e che possiamo trovare guardando qui laterale alla porta di ingresso (vedi foto), e quindi tutta una serie di testine di angeli con le ali ai lati, di cui troviamo un esempio proprio sopra la porta di ingresso centrale, nel timpano (vedi foto).

Sottomesso e cupo, tanto impegno profuse in questi cherubini e, successivamente, negli altri incarichi "minori", da comunque evidenziarsi agli addetti ai lavori. Carlo Maderno si accorse presto del suo talento tanto da farlo diventare suo assistente e a cominciare a dargli in pasto nuovi rudimenti di architettura. E così, piano piano, "emerse" il genio di Borromini (e la sua storia continuerà in altri post...).

I cherubini della cupola di Sant'Ivo alla Sapienza

Ma cosa c'è di così importante in queste testine d'angelo?
Beh, Borromini indiscutibilmente è considerato un genio dell'architettura del Barocco, le sue opere sparse per Roma sono unanimamente considerate dai critici dell'arte come straordinarie, uniche ed estremamente innovative.
Eppure spesso la genialità è legata ad un pizzico di follia... Tanto rimase impresso nel suo cupo carattere quel suo primo umilissimo incarico, che per lui quei cherubini divennero un'ossessione per tutta la vita! Infatti, in giro per tutta Roma, non esiste opera di Borromini in cui questi stessi cherubini non compaiano da qualche parte, talvolta nascosti vicino ad elementi più evidenti (vedi foto, San Carlino alle quattro fontane), talvolta ossessivamente ripetuti (vedi foto sant'Ivo alla Sapienza), e poi nei rifacimenti in san Giovanni in Laterano, nel palazzo di Propaganda Fide...

Un'insolita "firma" legata ad un aspetto molto umano del nostro amato artista, che ora sappiamo aver avuto origine qui, da questi angioletti nell'atrio della Basilica di san Pietro.

Il portico della Basilica di San Pietro è qui.

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