5 ottobre 2015

Il cuore di Nerone

Il sampietrino a forma di cuore ("cuore di Nerone")
Il sampietrino a forma di cuore ("cuore di Nerone")
Oggi ci troviamo ad esaminare uno di quei particolari di Roma che sono delle meravigliose "anomalie". Sono quei piccoli messaggi dal passato che, proprio perché trascurabili e circondati da opere d'arte o altre mete turistiche straordinarie, vengono pressocchè ignorati, tanto che sa quasi di miracolo il fatto che siano giunti pressocchè intatti fino ai nostri tempi.

Credo che tutti conoscano la pavimentazione costituita da "sampietrini", in particolar modo la conoscono i romani: è una pavimentazione costituita da blocchetti di pietra a sezione più o meno quadrata e di circa 10 cm di lato, accostati uno a fianco all'altro e battuti sul terreno. Questo tipo di selciato a Roma agevolava molto la movimentazione di carri e carrozze, si usava certamente già nel 1600, e si usa tuttora, tanto che i sampietrini li ritroviamo ancora in molte strade e piazze del centro storico. In particolar modo li ritroviamo qui, nella meta del nostro post di oggi, cioè nella famosissima Piazza San Pietro, tanto famosa da dare proprio il nome a questo tipo di pavimentazione.

Parte del cerchio percorso dalla Rosa dei Venti
Parte del cerchio percorso dalla Rosa dei Venti
Il "cuore di Nerone", noto anche come "cuore di Bernini" o di Michelangelo, è un sampietrino veramente particolare di piazza San Pietro: esso reca scolpito un cuore, in rilievo e per quasi tutto lo spazio che ha a disposizione (vedi foto). Dei bambini che giocavano nella piazza molti anni fa lo notarono per primi e presero a chiamarlo "il cuore di Nerone", senza un motivo particolare, ma forse oggi è questo il nome più comune.

Inutile seguire il consiglio di coloro che invitano a cercarlo come in una caccia al tesoro: costoro immaginano la piazza, ma non l'hanno davvero misurata. Nella piazza ci sono circa 2 milioni di sampietrini! Senza indicazioni precise su dove si trova, vi assicuro, non lo trovereste mai (...e non è stato facile individuarlo neanche per me, che sapevo già dove dovevo guardare!).
Ecco dove cercarlo.
Il cuore di Nerone nel riquadro del Libeccio
Il cuore di Nerone nel riquadro del Libeccio
A circa 10 metri dall'obelisco centrale, corre tutto intorno a disegnare un cerchio di marmo per terra la "Rosa dei Venti", cioè delle aree della piazza in cui è presente un disco più chiaro (vedi foto) con l'indicazione della direzione geografica e del nome del vento corrispondente. Il nostro caro cuore di Nerone si trova nel riquadro del sud-ovest, cioè quello del "libeccio" (vedi foto), cioè sul lato sinistro della piazza se guardate la facciata della basilica.

Ma che ci fa qui questo strano oggetto? Beh, questo è un vero mistero, però circolano a Roma alcune leggende al riguardo, anche se tutte davvero assai vaghe.

La prima leggenda ci racconta che fu Michelangelo a scolpire il sampietrino qui, a ricordo di un amore sfortunato. Una variante di questa leggenda ci dice che lo scolpì Gian Lorenzo Bernini, autore del magnifico colonnato che corre intorno alla piazza (colonnato di cui parleremo in un altro post), a simbolo che nella sua vita non trovò mai l'amore vero. Un'altra leggenda narra che fu scolpito da una donna, a ricordo dell'amore verso il marito condannato ingiustamente a morte.
Un'ultima leggenda narra che fu inciso tristemente da un soldato durante il discorso che Garibaldi tenne qui il 2 luglio 1849, prima di ripartire da Roma, sancendo così di fatto la fine della famosa "Repubblica Romana".

La cittadinanza romana, di cui orgogliosamente faccio parte, non finisce mai di stupirmi: chissà perché, ma un romantico cuore scolpito nel terreno ha suscitato nel popolo solo storie tristi!

Le nostre ipotesi

Qui Roma Leggendaria farà un'eccezione. Di solito nel nostro amato blog non vado mai al di là delle fonti, ma semplicemente le organizzo e le presento nel modo che credo migliore. Qui però le fonti sono veramente scarse, e questo sampietrino è un oggetto veramente misterioso ed interessante, per cui, con la preziosa collaborazione dell'amico esperto Andrea Rocchi di TalentoNellaStoria, faremo un piccolo viaggio insieme a voi su che cosa siamo riusciti a scoprire, e i nostri personalissimi risultati.

Confronto fra le due tipologie di sampietrini
Confronto fra le due tipologie di sampietrini
Il selciato fu fatto nella seconda metà del 1600, Michelangelo Buonarroti era già morto da circa 100 anni. Questo a discapito di una delle leggende, che quindi sembra davvero priva di qualunque fondamento.

Un fatto preliminare da dirsi è che il pavimento della piazza è stato rifatto varie volte, l'ultima nel 1936. In quest'ultima occasione sono stati anche sostituiti tutti i sampietrini preesistenti...tranne però quelli interni ai riquadri della Rosa dei Venti, probabilmente per la forma irregolare dei riquadri stessi. Infatti i sampietrini qui hanno un profilo molto più irregolare che nel resto della piazza, e il materiale è anche leggermente diverso (guarda foto-confronto). Sembra quindi che, in maniera incredibilmente fortunosa, il cuore di Nerone è anteriore al 1936, ma non c'è alcuna prova che sia uno dei sampietrini originali posati ai tempi del Bernini.
L'"hedera distinguens" con la moneta da 1 euro
L'"hedera distinguens" con la moneta da 1 euro
Un'altra ipotesi, per gli esperti di epigrafia latina, è che il cuore di Nerone sia in realtà il "riciclo" di una pietra più antica, che originariamente conteneva una scritta latina. Secondo questa ipotesi, il cuore va visto al contrario, e rappresenterebbe un' "hedera  distinguens", cioè un simbolo che veniva usato come segno di interpunzione e a fine decorativo. Il problema di questa ipotesi è che il sampietrino è veramente grande rispetto alle normali scritte romane (vedi foto con l'euro) e troppo elaborato rispetto alle altre "distinguens" giunte fino a noi; inoltre non è inciso, ma in rilievo. In ultimo, il materiale non corrisponde a quello usato per le incisioni romane. Anche la strana linea che percorre al centro il cuore è abbastanza fuori luogo. L'ipotesi "hedera distinguens" è quindi scartata.

Un fatto c'è: il nostro misterioso oggetto è molto vicino al disco "sud-ovest" del Libeccio, nella Rosa dei Venti. Occorre sapere che tutta la disposizione del pavimento con la Rosa dei Venti fu opera nel 1817 dell'abate astronomo Filippo Luigi Gilij, autore fra l'altro anche di linee nel pavimento, nell'altro lato della piazza, che di fatto trasformano l'obelisco vaticano in una gigantesca meridiana. L'ipotesi è che, rimaneggiando tutto il pavimento, il nostro abate sia in qualche modo coinvolto nella posa del cuore di Nerone.

il disegno nel libro dell'abate
il disegno nel libro dell'abate
Detto ciò, cerchiamo informazioni sull'abate Filippo Luigi Gilij. Scopriamo che egli, oltre che astronomo, era anche un esperto naturalista, tanto che aveva creato anche una sorta di giardino botanico in Vaticano nel quale coltivava unicamente piante del Sud America. Sud America? Il disco del Libeccio, relativo al sud-ovest....qualcosa torna. Andiamo avanti.
L'abate aveva scritto, nel 1789, un libro di botanica: "Osservazioni fitologiche sopra alcune piante esotiche introdotte in Roma". Il libro è pieno di disegni di piante oramai comuni per noi ma assolutamente nuove per la sua epoca. In particolare un paragrafo è interessante, e descrive quello che l'abate battezza con orgoglio come il "solanum lycopersicum pyriforme", e correda il paragrafo con un disegno della pianta (vedi disegno). L'abate ne parla con un certo entusiasmo, perché è il primo a coltivare questa pianta. Ma che pianta è?

Il "solanum lycopersicum" è il pomodoro! Questo è stato scoperto in Sud America, e viene coltivato in Europa proprio in quegli anni per la prima volta. L'abate descrive la specie "pyriforme", cioè quello di forma a pera, quello noto oggi come pomodoro "a peretta" o "a lampadina". Questa è una specie nuova, nota ancora oggi con il nome scientifico che ha coniato l'abate!

Il sampietrino e il pomodoro a peretta
A questo punto ho confrontato il cuore di Nerone, rovesciato, con il pomodoro a peretta...e non riesco più a vedere il cuore. Ora vedo due pomodori penzolanti da un rametto centrale (vedi foto confronto), inserito proprio nel riquadro della Rosa dei Venti che richiama, indirettamente, al Sud America.

...Tutto questo è solo una congettura, eppure non mi stupirei che le mattine di agosto-settembre, nel periodo indicato dall'abate come adatto per raccogliere i frutti, l'ombra dell'obelisco ricada proprio su questo sampietrino....

Piazza san Pietro è qui.

16 settembre 2015

La fontana delle Api

La fontana del Tritone a piazza Barberini
La fontana del Tritone a piazza Barberini
Il tempo passa e non porta solo cose nuove, ma cancella quelle vecchie. Questa regola, che può essere un vantaggio o uno svantaggio a seconda dei punti di vista e che vale un pò per tutto, non esclude purtroppo quelle tracce che seguiamo con il nostro amato blog girando in lungo e in largo per Roma. Infatti uno degli obiettivi di Roma Leggendaria è proprio quello di dare informazione su queste tracce, non solo affinchè vadano valorizzate, ma addirittura perchè non vadano irrimediabilmente perdute.

Seguendo quindi una di queste "piste", arriviamo in quella splendida piazza che prende il nome di Piazza Barberini.
La fontana delle Api
La fontana delle Api
Qui fa bella mostra di sè la fontana del Tritone, una notevole opera del Bernini (vedi foto). Ma in realtà non è propriamente su quest'opera che vogliamo porre la nostra attenzione, bensì sulla più piccola e discostata fontana, quella cosiddetta "delle Api", che si trova all'angolo con via (Vittorio) Veneto: la storia di questa fontana è abbastanza interessante.

L'esistenza di questa fontanina, sempre del nostro grande artista, aveva una sua giustificazione tecnica: quella di regolare il deflusso dell'acqua della fontana del Tritone.
Il genio del nostro Gian Lorenzo qui è stato quello di inserire nello schema scenografico della piazza questo elemento, necessario, mantenendolo comunque armoniosamente coerente con la fontana grande.
La coerenza sta proprio nello scolpire questa fontanina, con il simbolo della famiglia del committente, le api dei Barberini del papa Urbano VIII, a forma di gigantesca conchiglia, quindi una bella cornice al quadro "marino" principale (vedi foto).
Inoltre, gli zampilli della poca acqua a disposizione bastano, esteticamente parlando, se fatti uscire da delle "piccole" api.

Dietro la scritta sulla conchiglia però si cela un episodio abbastanza divertente. Si dice infatti che inizialmente Bernini fece incidere una frase latina, che tradotta diceva semplicemente "Papa Urbano ha fatto fare la fontana nell'anno XXII del suo pontificato", quando in realtà al Papa mancavano ancora due mesi al raggiungimento del 22° anno. L'inesattezza della data diede luogo a moltissime maldicenze: si dice che Pasquino (di cui abbiamo parlato bene qui) sentenziò:

"Havendo li Barberini succhiato tutto il mondo, ora volevano succhiare anche il tempo"!

Piazza Barberini (L.Cruyl, 1665), e particolare
Piazza Barberini (L.Cruyl, 1665), e particolare
In poche parole, talmente tante furono le critiche su questo piccolo particolare che il Cardinale Francesco Barberini, nipote del Papa, mandò uno scalpellino a cancellare una "I", lasciando quindi la scritta "XXI". Il risultato fu ancora peggiore: quei maliziosi dei romani sentenziarono che il Cardinale avesse fatto un malaugurio al Papa, cioè che non arrivasse all'anno 22! Il Cardinale però stavolta decise di resistere alle critiche: sembrava veramente ridicolo, arrivati a quel punto, correggere nuovamente la data, dando credito alle malelingue e ai superstiziosi! Neanche a dirlo...il Papa morì otto giorni prima del compimento del fatidico 22° anno di pontificato! E giù altre critiche feroci....povero Cardinale!

La fontana delle Api originale
La fontana delle Api originale
Come dicevo all'inizio, a proposito delle "tracce", sarebbe stato veramente bello andare a scoprire sulla fontana la "I" parzialmente cancellata, a memoria di questo simpatico aneddoto, ma purtroppo non la vedrete: a causa dell'incuria nella "custodia" nel magazzino comunale, la fontana originale è andata malauguratamente perduta, e quella che si vede oggi è solo una copia. Alcuni dicono che inoltre tale copia non rispecchi l'originale se confrontata con quella raffigurata in questo acquarello di Cruyl (del 1665 circa, vedi foto). Però in una foto d'epoca della seconda metà del 1800 (gentilmente concessa dal catalogo di Alvaro de Alvariis, vedi foto) troviamo la fontana originale, che non mi sembra poi così tanto diversa dall'attuale (a voi l'ardua sentenza).

Una cosa è certa: la fontana non era collocata dove ora la vedete, ma ad angolo con via Sistina, e fu spostata nella seconda metà del 1800 solo perchè in quell'angolo intralciava il traffico.

Una traccia di tale spostamento l'ho trovata però! Sollevando lo sguardo sotto il balcone ad angolo con via Sistina (vedi foto), troviamo delle belle sculture di api, fuori contesto oggi, ma che evidentemente furono scolpite al tempo della fontana che stava sotto, con cui, come diremmo oggi, "facevano pendant"!

Piazza Barberini è qui.

7 giugno 2015

Il mistero del Baldacchino della Basilica di San Pietro

Il Baldacchino di San Pietro
Il Baldacchino di San Pietro
Eccoci nuovamente dentro la Basilica di San Pietro, ancora una volta a descrivere un qualcosa di insolito della nostra straordinaria città. I protagonisti della nostra storia sono gli stessi del post "I cherubini di Francesco Borromini", cioè i due più grandi artisti del Barocco, Bernini e Borromini, anzi, direi che questo post rappresenta proprio la continuazione di quella narrazione.

In quel post eravamo rimasti al momento in cui il talento del giovanissimo Borromini, umile scalpellino presso il cantiere della basilica, è stato scoperto dal direttore dei lavori, Carlo Maderno, il quale comincia ad iniziarlo allo studio dell'architettura.
Da allora, non ci vuole molto per consentire a Maderno di comprendere quanto Borromini fosse geniale, il giovane apprende veloce ogni regola e disegna in modo perfetto, per cui nel giro di poco tempo diventa di fatto il suo braccio destro nella costruzione di San Pietro.

Questa situazione permane fino ai trenta anni di Borromini, quando cioè la morte di Carlo Maderno pone il papa, Urbano VIII, di fronte al problema di scegliere il successore nella direzione dei lavori. Considerate che si parlava di imprimere la propria impronta nella costruzione della Basilica più grande del mondo, assumere tale ruolo comportava non solo un lavoro più che mai redditizio, ma anche un prestigio senza limiti e un posto stabile nella storia. La scelta che fece il papa fu un fatto cruciale per la storia di Roma, per questo tengo a sottolinearla qui.

Piantina con la posizione numerata dei fregi
Piantina con la posizione numerata dei fregi
Beh, la scelta fu profondamente "ingiusta": piuttosto che scegliere il naturale successore di Maderno, in termini di competenza sui lavori, cioè Francesco Borromini, o comunque un architetto esperto, scelse come successore il proprio artista "preferito", cioè Gian Lorenzo Bernini, un ragazzo praticamente coetaneo di Borromini, che aveva già dato prova di essere uno degli scultori più grandi di sempre, ma a quel tempo ancora assolutamente digiuno di architettura e quindi inadatto a quel ruolo. Il Bernini pensò bene di non rifiutare il prestigioso compito, ma piuttosto di organizzarsi per mettersi a capo di una squadra di artisti competenti, prima di tutti il Borromini, di cui si era accorto del valore e che cercava di tenersi buono con promesse di fama e gloria future.

Il fatto che Borromini si trovasse a lavorare, come spesso capita in molti uffici ancora oggi, sotto un capo della stessa età ma meno bravo, che ti riempe di promesse e che nel contempo si prende tutti i tuoi meriti, lo sapete...ti logora i nervi! Questa forzata collaborazione sta alla base di quella che divenne la più famosa rivalità della storia dell'arte, cioè l'odio fra Bernini e Borromini, che porterà con sè a Roma, per nostra fortuna, una moltitudine di aneddoti e di leggende! (e la storia continuerà in altri post...)

Questo "prologo" mi serve per consentirvi di comprendere in che contesto è nata la curiosità che oggi voglio mostrarvi dentro la Basilica, che rappresenta un vero e proprio mistero per tutti quelli che hanno avuto modo di osservarla. La curiosità è parte integrante dell'opera colossale più centrale di tutta la Basilica, cioè il baldacchino bronzeo posto all'incrocio delle navate, sopra la tomba di San Pietro (vedi foto). Il baldacchino è stato proprio concepito e realizzato nel periodo di cui vi ho parlato, cioè nel periodo di collaborazione "sempre meno amichevole" fra Bernini e Borromini. E visto come stavano le gerarchie, non è un caso che si sia sempre detto "il baldacchino è opera di Bernini", quando in realtà recenti studi oramai hanno appurato che la sua audacissima volta "a dorso di delfino" è opera di Borromini...

Ma l'oggetto della curiosità di oggi è pure stata realizzata dal Borromini, ed è costituita dai misteriosi otto fregi marmorei che stanno alla base delle quattro colonne ricurve. Esaminiamoli cliccando nelle foto che allego (li ho numerati nella foto con la piantina). Che hanno questi fregi di così particolare? Nel contesto in cui sono inseriti sembrerebbero tutti uguali, eppure esaminandoli affiancati vediamo che non è così! Anche visti di profilo le decorazioni sono diverse. Avete capito che rappresentano?

L'interpretazione che va per la maggiore parla della misteriosa rappresentazione delle fasi della gravidanza di una donna! La parte in alto è un viso con varie espressioni, la parte centrale con le api è la pancia più o meno rigonfia, la parte sotto è l'organo sessuale della donna! In senso orario potremmo interpretarlo come le fasi di una gravidanza, mentre in senso antiorario come le fasi di un parto. I fregi n.1 e n.8, quelli frontali per chi entra nella basilica, sono particolari rispetto a questa sequenza: il n.1 forse è il momento del concepimento, il n.8 la  testa del neonato (...e purtroppo non sono riuscito a fotografare la parte di sotto di questi due, a causa del palco in legno che hanno aggiunto da poco, ma la letteratura parla addirittura di un mascherone diabolico sotto il fregio n.1!).
Che sia uno scherzo molto ben nascosto del Borromini al suo rivale? Sorge tale sospetto...ma che significato ha? I critici sono certi che Bernini non avrebbe mai messo la sua reputazione a repentaglio con un'iniziativa tanto stravagante, mentre Borromini è sempre stato legato alla potenza dei simboli... Ci sono tante leggende ed ipotesi. Una ad esempio dice che simboleggia il felice esito di una gravidanza difficile di una nipote del papa, altri dicono che rappresenta la "Madre Chiesa", altri ancora il parto della leggendaria Papessa Giovanna, alcuni hanno addirittura ipotizzato una serie di messaggi massonici che sembrano usciti dalla trama di un romanzo di Dan Brown!
Sta di fatto che nessuno ha dato ancora una spiegazione convincente, e il segreto è ancora lì, sotto gli occhi di migliaia di turisti ogni giorno, nel centro del centro della cristianità...avete qualche idea?
La decorazione n.1 (parte superiore)
La decorazione n.1 (parte superiore)
La decorazione n.2
La decorazione n.2
La decorazione n.3
La decorazione n.3
La decorazione n.4
La decorazione n.4
La decorazione n.5
La decorazione n.5
La decorazione n.6
La decorazione n.6
La decorazione n.7
La decorazione n.7
La decorazione n.8 (parte superiore)
I profili delle decorazioni, dalla n.1 alla n.8
I profili delle decorazioni, dalla n.1 alla n.8
La Basilica di San Pietro è qui.

17 aprile 2015

Il segreto di Ponte Sant'Angelo

Il ponte da Piazza di Ponte S.Angelo
Il ponte da Piazza di Ponte S.Angelo
Oggi ci troviamo a Piazza di Ponte sant'Angelo, cioè praticamente di fronte a Castel Sant'Angelo, ma dal lato del Tevere più lontano dalla fortezza. La meta delle nostre osservazioni è proprio il ponte che abbiamo di fronte (vedi foto). Perchè? Cosa ha di così speciale?

Nulla di particolare per Roma ma...diciamo che, a detta di molti critici dell'arte, è semplicemente il ponte più bello del mondo! Certo, questa è comunque una valutazione soggettiva, però cerchiamo di capire il perchè di tale giudizio.

Innanzitutto, anche se ha subito varie modifiche e adattamenti, la base di questo ponte non è mai crollata, anzi, sta qui da circa 2000 anni (!!!), cioè da quando l'imperatore Adriano pensò bene di costruirlo di fronte al suo mausoleo (il mausoleo che, come abbiamo già visto, diventerà poi la fortezza di Castel Sant'Angelo). Ok, è un ponte incredibilmente antico...e poi? Beh, il contesto in cui è immerso, i marmi, le arcate, tutto effettivamente emana un'incredibile armonia ed equilibrio che lascia affascinati, la mattina presto, di giorno, di notte...

Una veduta di Castello e Ponte S.Angelo
Una veduta di Castello e Ponte S.Angelo
Inoltre, come non considerare le 10 grandi statue degli angeli che lo adornano, una diversa dall'altra, scolpite nel 1600 sotto la direzione di uno dei più grandi scultori e artisti di tutti i tempi, Gian Lorenzo Bernini! Dite la verità: non ne avevate mai percepito la bellezza, tanto eravate distratti dalla gente, dal contesto, dalle altre mete della vostra passeggiata...ed è questo credo l'unico difetto di Ponte S.Angelo: è immerso in una città talmente piena di attrattive che partiamo già storditi e non ci rendiamo conto della bellezza che c'è (e che va salvaguardata!). Sono convinto infatti che questo stesso ponte, in un'altra qualunque città del mondo, ne diverrebbe l'attrattiva principale e sarebbe molto più famoso.

Ma come coloro che seguono il mio blog sanno, non mi divulgherò ulteriormente con considerazioni soggettive o con informazioni storiche da guida turistica, ma cercherò di farvi capire una cosa un pò più nascosta ed interessante.

Già ho detto in altre circostanze che i ponti a Roma non erano molti e questo, così antico, era uno di quei pochi, ed anche il più vicino alla Basilica di san Pietro. Inoltre, adesso come da sempre, Roma è meta di pellegrinaggio, ed una meta irrinunciabile per i credenti è proprio la tomba di Pietro, sopra la basilica stessa. Risultato di queste considerazioni è che questo ponte, per il pellegrino, era una sorta di passaggio obbligato.
Le due statue di San Pietro e San Paolo
Le due statue di San Pietro e San Paolo
Altra considerazione: Roma è tagliata a metà dal Tevere: a questa suddivisione il fedele ha dato spesso un significato "spirituale". Attraversare il Tevere verso il lato della Basilica di San Pietro equivaleva per il viaggiatore a passare dal lato "profano" al lato "sacro" della città, e questo passaggio quindi era vissuto come un percorso di purificazione, una "via crucis" che avvicinava l'uomo alla divinità. Il ponte Sant'Angelo simboleggia proprio questa "comunicazione" fra l'uomo e Dio.....e chi sono gli intermediari fra l'uomo e Dio? Gli angeli! Ecco spiegato il motivo delle statue degli angeli, la cui scelta quindi non c'entra nulla con la leggenda dell'angelo sopra il castello!

L'angelo del velo della Veronica
L'angelo del velo della Veronica
Adesso che sappiamo il "senso" del ponte, lo comprenderemo meglio: percorriamolo verso Castel Sant'Angelo. Troviamo all'inizio le statue dei due protettori di Roma, san Pietro e san Paolo (vedi foto), proprio come se fosse un nuovo ingresso alla città: è infatti l'ingresso al percorso di espiazione, l'ingresso alla "città sacra". Avanzando, e procedendo a zig-zag in modo da vedere tutti gli angeli, li notiamo raffigurati in pose particolari e con un certo ordine, non casuale: il primo porta una colonna (della flagellazione), il secondo un flagello, poi una corona di spine, poi un velo (della Veronica, vedi foto), poi una veste con i dadi (rappresenta i romani che si giocano a dadi la veste di Gesù), e così via...cioè è un cammino "cronologico" della Passione di Cristo.

Questo ponte quindi non è semplicemente un percorso "spirituale"...il vero senso di questo ponte è che gli angeli sono le stazioni di una Via Crucis!

Piazza di Ponte sant'Angelo è qui.